Una delle spiegazioni, a mio avviso più convincenti, della grave sconfitta subita da Donald Trump e dai suoi candidati nelle elezioni di Midterm è che, ancora una volta, si dimostra che la democratica americana non conosce la parola ideologia.
L’elettorato statunitense vota soprattutto per grandi ideali e per motivi economici e materiali.
Certamente gli ideali hanno il loro peso: l’ideale della pace che è innanzitutto non volere e non cercare le guerre, il motivo per cui perfino l’elettore Robert Prevost di Chicago che vive e lavora a Roma, dove fa il papa con il nome di Leone XIV, ha voluto inviare la sua scheda elettorale per posta.
Anche il benessere diffuso però per gli americani è un ideale importante e una motivazione profonda che spiega le scelte di voto.
Fare scelte di politica estera, dalla guerra all’Iran, ai dazi, che innalzino l’inflazione e aumentino troppo in poco tempo il carrello della spesa e il costo della vita, non vengono perdonati facilmente dall’elettorato americano della “middle class” che ha bisogno di non vedersi minacciato il suo “american way of life”: bistecche, aria condizionata, benzina a buon prezzo, mutui per la casa accessibili.
Non pesano troppo le ideologie nel senso europeo del termine: nazionalismo, liberalismo, socialismo, conservatorismo sono slogan e titoli vuoti se non reggono la prova pragmatica dei prezzi e del costo della vita, del mantenimento di un buon tenore in un Paese in cui lo stato centrale è minimo, così la sua presenza diretta nella vita economica e la stessa tassazione.
In questo l’America si presenta diversa dall’Europa che spesso ha cercato di modellare i propri costumi e consumi al nuovo mondo ma rimane sempre ancora diversa con le sue ideologie vecchie e nuove.






