Ex fornace Bottacchi, un anno per una risposta dalla Soprintendenza e nessuna soluzione concreta

Un anno per ottenere una risposta dalla Soprintendenza, un sopralluogo e poi una nuova attesa, senza sapere quanto durerà. Per l’ex fornace Bottacchi, l’area comunale abbandonata da decenni nel quartiere Sacro Cuore, accanto al PalaVerdi, non si intravede ancora una soluzione. Nemmeno per la semplice rimozione dei rovi che hanno ormai completamente invaso il terreno.

A ricostruire la situazione è stata Elisabetta Rossi, dirigente del Comune di Novara, intervenuta durante la commissione consiliare dedicata al piano delle alienazioni immobiliari, nel quale figura anche l’ex fornace.

La dirigente ha spiegato di aver scritto alla Soprintendenza per chiedere una verifica sull’eventuale interesse culturale dei resti dell’antico stabilimento, così da capire se fosse possibile procedere alla demolizione di quel posto che resta in assenza di vincoli. La risposta è arrivata dopo un anno, con la richiesta di effettuare un sopralluogo.

La visita è stata eseguita, ma anziché chiarire definitivamente la situazione, la Soprintendenza ha aperto un ulteriore interrogativo. Secondo quanto riferito da Rossi, durante il sopralluogo è emerso che l’ingresso di mezzi meccanici per rimuovere la vegetazione provocherebbe con ogni probabilità il crollo del muro storico della fornace. Per questo la Soprintendenza si è riservata di valutare se quella struttura presenti un interesse culturale tale da richiederne la conservazione.

«Al momento siamo in attesa di questa risposta e non sappiamo quando arriverà», ha spiegato la dirigente, descrivendo una situazione di sostanziale immobilismo. Il Comune, infatti, non ritiene di poter intervenire con mezzi meccanici senza rischiare di compromettere il muro. L’alternativa sarebbe una pulizia manuale, con attrezzi da taglio, molto più impegnativa. Ma, ha osservato Rossi, se successivamente la Soprintendenza dovesse escludere l’interesse culturale della struttura, quell’intervento particolarmente faticoso potrebbe rivelarsi inutile rispetto alla possibilità di procedere con mezzi meccanici.

Il risultato è un’impasse che lascia l’area nelle stesse condizioni denunciate dai residenti, senza una tempistica certa per la conclusione della verifica e senza interventi di pulizia all’orizzonte.

Le proteste dei residenti e l’interrogazione delle minoranze

Le dichiarazioni della dirigente arrivano a poche settimane dal sopralluogo del 17 ottobre, organizzato su iniziativa di Piero Alberto Preda, storico presidente del quartiere Sacro Cuore, insieme ad alcuni residenti. All’incontro avevano partecipato i consiglieri Nicola Fonzo del Partito Democratico, Mario Iacopino del Movimento 5 Stelle e Gianmaria Prestinocola di Forza Novara.

La richiesta dei cittadini era stata molto concreta: eliminare la vegetazione infestante, mettere in sicurezza i ruderi e restituire condizioni di decoro a un terreno pubblico situato a pochi passi dal palazzetto dello sport, dal Parco delle Betulle e dalle abitazioni.

Una vicenda che si trascina da decenni. Già nel 1997 erano state raccolte oltre 1.800 firme per chiedere il recupero dell’ex fornace, mentre nel 2021, dopo il crollo di una parte dei ruderi, erano stati effettuati alcuni interventi di messa in sicurezza. Da allora, però, la vegetazione ha continuato a crescere.

Dopo il sopralluogo, i gruppi di minoranza avevano presentato un’interrogazione congiunta, firmata dai capigruppo Nicola Fonzo, Mario Iacopino e Pier Giacomo Baroni, per chiedere all’amministrazione conto degli interventi effettuati negli ultimi dieci anni, delle risorse spese, dello stato della procedura di alienazione e delle prospettive di riqualificazione.

Un pezzo di storia industriale ancora senza futuro

La questione della tutela storica non è secondaria. La fornace Bottacchi, le cui origini risalgono alla fine del Settecento, ha accompagnato per quasi due secoli lo sviluppo edilizio della città. Dai suoi stabilimenti uscirono anche i mattoni utilizzati per la costruzione della Cupola di San Gaudenzio di Alessandro Antonelli. La produzione cessò definitivamente nel 1969 e negli anni successivi gran parte dell’area venne trasformata, lasciando però alcuni resti dell’antico complesso industriale.

Oggi quella porzione di terreno di proprietà comunale, compresa tra via Fornara e via Garrone, continua a figurare tra gli immobili destinati all’alienazione. Ma la vendita, così come un eventuale progetto di recupero, deve fare i conti con le condizioni dei ruderi e con la verifica ancora aperta della Soprintendenza.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore