Da ferite ambientali a “oasi climatiche”: la rivoluzione delle cave nell’Ovest Ticino

Per decenni sono state considerate le grandi ferite del territorio novarese, enormi crateri scavati per l’estrazione di inerti che lasciavano in eredità paesaggi lunari. Oggi, complice l’urgenza del cambiamento climatico, le ex cave si preparano a vivere una seconda vita, trasformandosi in vere e proprie “oasi climatiche” e laboratori di biodiversità a cielo aperto.

Il progetto pilota che sta facendo da apripista a questa rivoluzione verde è partito da Romentino. Qui, su un’area di ben 150 ettari un tempo segnata dal degrado la sinergia tra istituzioni e privati ha permesso di voltare definitivamente pagina. «Abbiamo messo a dimora 8.000 piante che prima non c’erano – ha sottolineato con orgoglio il sindaco di Romentino e presidente della Provincia, Marco Caccia –. È un posto che era degradato e sta diventando bello, fruibile per la popolazione. Un segnale importante da replicare».

Dietro a questa metamorfosi non c’è solo la volontà politica, ma un profondo cambio di paradigma metodologico orchestrato dalla Provincia di Novara in stretta collaborazione con il dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università di Torino. Come illustrato questa mattina, 6 novembre, la sfida non è più semplicemente “coprire il buco”, ma ricostruire ecosistemi resilienti, capaci di sopravvivere alle ondate di calore e alla siccità.

Sabrina Manazza e Monica Brambilla, funzionarie della Provincia, hanno spiegato come il climate change abbia imposto una visione diversa: «la riqualificazione non può più basarsi sui vecchi standard, ma necessita dell’innovazione accademica». I ricercatori dell’Università, guidati dalla professoressa Raffaella Marzano, stanno infatti sperimentando tecniche all’avanguardia: dall’utilizzo di polimeri idroretentori per garantire la sopravvivenza delle giovani piante nei terreni sabbiosi, a protocolli mirati per arginare le specie esotiche invasive che minacciano la flora locale. «In linea con le nuove direttive europee sulla Nature Restoration, il progetto valorizza persino il legno morto a terra, trasformando quelli che un tempo erano considerati scarti in rifugi vitali per la biodiversità» ha spiegato Marzano.

Un approccio scientifico e rigoroso che, come ribadito dal consigliere delegato provinciale Davide Molinari, mira a «trasformare un settore storicamente visto con sospetto in una risorsa ambientale strategica». E l’esperimento romentinese è solo l’inizio. Dal 2025 il progetto si è allargato, coinvolgendo altri sette operatori in una cordata che abbraccia l’intero asse dell’Ovest Ticino. Da Bellinzago a Cameri, fino a Varallo Pombia, Trecate e Cerano, i cantieri del recupero sono già in fermento. Le soluzioni sono molteplici e spaziano dalla rinaturalizzazione pura fino alla fruizione sportiva, come dimostrano i 60 ettari che verranno destinati allo sci nautico. 

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.