Qual è l’eredità che il Giubileo appena concluso lascia alla Chiesa e al mondo? È partito da questa domanda il Vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla, nella sua omelia per la festa patronale di San Gaudenzio, scegliendo la parabola dei talenti come chiave di lettura per il cammino futuro.
Il valore dei talenti
Per rendere comprensibile la portata del racconto evangelico, il Vescovo ha voluto attualizzare il valore del talento: «l’unità di misura monetaria più alta presente nel
mondo antico».
Il cuore della riflessione si è concentrato sull’immagine di Dio. Il Vescovo ha analizzato il comportamento dell’ultimo servo, quello che nasconde l’unico talento ricevuto sotto terra invece di farlo fruttificare. La sua scusa è radicata in una visione distorta del padrone, considerato un «uomo duro» che miete dove non ha seminato. «Il servo distorce l’immagine del padrone», ha osservato il Vescovo, agendo per paura e deformando la realtà stessa.
Oltre la logica del “do ut des”
L’insegnamento centrale che Brambilla trae per il post-Giubileo è la necessità di un cambio di paradigma teologico ed esistenziale: bisogna superare l’idea del «Dio della retribuzione» per abbracciare quella del «Dio della donazione».
L’idea elementare di giustizia, basata sul premio o sul castigo in base alle azioni, rischia di scadere in un gioco di do ut des. Gesù, con questa parabola, vuole invece affermare che Dio non è solo colui che retribuisce: attraverso la misericordia, Egli ci dice che «l’uomo vale di più delle sue azioni».
Giustizia e Misericordia
Il Vescovo ha chiarito che la misericordia non è una scorciatoia che «salta la giustizia» o che non rispetta la legge. Se la giustizia manifesta il peso delle azioni umane, la misericordia apre una «finestra di speranza» e un «oltre» anche di fronte agli errori.
L’invito alla comunità è quello di riconoscere i propri talenti – la salute, il lavoro, la famiglia – non come meriti, ma come doni da far fruttificare. «Dio dona la sua misericordia perché noi possiamo operare con giustizia e misericordia insieme».







