Mentre a Novara sindacati e politica parlano di «ferita aperta» e denunciano licenziamenti gestiti senza un confronto reale con i lavoratori, la replica di Kering (gruppo di cui fa parte anche Alexander McQueen interessata dai 38 esuberi novaresi) sceglie il linguaggio freddo della strategia industriale globale. Nessun riferimento agli ammortizzatori sociali, nessuna risposta diretta alle accuse sulla Pec inviata ai dipendenti: il gruppo francese conferma però che la riduzione del personale di Alexander McQueen rientra in una più ampia revisione del modello operativo del marchio, finalizzata a «riportare il business a una redditività sostenibile nei prossimi anni».
La nota diffusa dall’azienda arriva dopo la commissione consiliare convocata a Palazzo Cabrino sulla vertenza che coinvolge i siti di Novara, Parabiago e Scandicci, dove sono stati annunciati complessivamente 54 licenziamenti, 38 dei quali nello stabilimento novarese. Una vicenda che nelle ultime ore ha assunto sempre più un peso politico e territoriale, con il consiglio comunale schierato unitariamente al fianco dei lavoratori e i sindacati che temono un possibile “effetto domino” anche sugli altri marchi del gruppo presenti sul territorio, come Gucci e Balenciaga.
Nella sua replica, Kering conferma di fatto che non si tratta di una misura temporanea o legata soltanto alla congiuntura negativa del settore lusso. Il gruppo parla infatti di «evoluzione del modello operativo della Maison» e di «revisione strategica delle attività a livello globale». Una formulazione che, tradotta dal linguaggio corporate, indica una scelta strutturale di riorganizzazione industriale.
È proprio questo uno dei punti centrali della contestazione sindacale. Secondo Cgil, Cisl e Uil, la crisi di McQueen non deriverebbe esclusivamente dal mercato, ma anche da decisioni interne al gruppo e da una gestione considerata sbagliata. In commissione consiliare i rappresentanti dei lavoratori hanno parlato di mesi vissuti nell’incertezza, iniziati nell’ottobre 2025 con comunicazioni informali sui possibili tagli e culminati il 12 marzo con l’invio di una Pec ai dipendenti che annunciava i licenziamenti senza un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali.
Su questo punto, però, la replica di Kering evita un confronto diretto. Il gruppo si limita a ribadire che «la strategia continua a essere condivisa con i rappresentanti dei dipendenti nel corso di incontri periodici, secondo un calendario definito e comunicato da tempo», annunciando un nuovo incontro previsto per l’inizio di giugno.
Nessuna spiegazione, invece, sulla mancata attivazione degli ammortizzatori sociali, diventata uno dei temi più contestati durante la commissione. Una scelta definita «inspiegabile» sia dai sindacati sia dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Alessandro Canelli, che insieme a tutti i capigruppo consiliari ha sottoscritto un documento unitario chiedendo il coinvolgimento di Prefettura e Regione.
Il punto più delicato resta però quello politico-industriale. Nella sua nota Kering non parla soltanto di McQueen, ma richiama esplicitamente la strategia complessiva del gruppo. Un dettaglio che inevitabilmente alimenta i timori già espressi dai lavoratori: che la vertenza novarese possa rappresentare il primo tassello di una riorganizzazione più ampia del polo moda del gruppo in Italia.
Per Novara, che negli ultimi anni aveva puntato molto sul distretto della moda anche attraverso investimenti nella formazione e nell’arrivo dell’Istituto Secoli, la questione va ormai oltre la singola vertenza aziendale. È diventata una partita economica, sociale e politica che riguarda il futuro stesso di uno dei settori considerati strategici per lo sviluppo del territorio.








