Omicidio aggravato premeditato, in concorso: è questa l’accusa che la procura di Novara contesta con la chiusura delle indagini per la sparatoria avvenuta la notte fra il 27 e 28 agosto scorsi vicino alla rotonda di via Pietro Micca nei pressi del sottopasso di via Gnifetti, dove il ventunenne marocchino Kamal Kharbouch, irregolare in Italia, era stato ferito con un colpo di pistola per morire poco dopo all’ospedale Maggiore.
L’accusa grava innanzitutto sull’uomo ritenuto esecutore materiale, M.A., 36 anni, ora in carcere, che avrebbe sparato al culmine di un litigio fra opposte fazioni; e ancora, in termini di concorso anomalo (la morte non era voluta ma era prevedibile viste come sono andate le cose quella sera), al connazionale Z.E.R., 27enne senza fissa dimora: avrebbe contribuito all’uccisione sostenendo moralmente e agevolando materialmente l’azione violenta del primo, pensata già alcune ore prima dell’incontro (da qui la premeditazione).
Su entrambi grava anche l’accusa di rissa, reato che gli investigatori contestano anche a un amico della vittima, A.L. 22 anni, senza fissa dimora anche lui proveniente dal Bergamasco come Kamal: durante lo scontro aveva con sé un coltello da cucina. Era stato sentito durante le indagini nel corso di un incidente probatorio in cui aveva confermato la ricostruzione fino ad allora fatta dalla polizia, cioè che si trattasse di un incontro per chiarire questioni in sospeso nel mondo della droga e dei debiti derivanti dagli acquisti. Ancora da identificare un terzo connazionale che era in compagnia dello sparatore.
Determinanti per le indagini e l’identificazione delle persone coinvolte erano state le immagini della videosorveglianza: hanno dimostrano come all’incontro di quel giovedì sera si erano presentate due opposte fazioni: qualcuno era con Atman; qualcun altro, invece, con Kharbouch, tanto da aver cercato di soccorrerlo. Le telecamere avevano ripreso almeno cinque ragazzi. Uno avrebbe raccontato che la vittima, negli istanti prima di perdere conoscenza, aveva indicato M.A. come autore dello sparo.
Un altro testimone ascoltato in questura aveva riferito di essere stato contattato dallo sparatore, tramite un amico, perché lo accompagnasse a recuperare alcuni effetti personali vicino a un supermercato di via Gnifetti: arrivati sul posto, alcuni erano scesi dall’auto per farvi ritorno rapidamente, dopo una forte esplosione. Sostenevano di aver partecipato a una rissa.
Il trentaseienne in carcere è imputato anche di detenzione e porto di una pistola irregolare: nell’interrogatorio aveva respinto l’accusa di omicidio, sostenendo di aver sparato per difendersi da un’aggressione.







