Di fronte al rischio di un dramma sociale e occupazionale, la politica novarese ha scelto la via della compattezza. Nella mattinata di oggi, 21 luglio, il consiglio comunale ha approvato all’unanimità una mozione a firma di tutti i capigruppo per la salvaguardia dei livelli occupazionali alla Radici Chimica, storica realtà industriale cittadina finita nel mirino di un piano di ristrutturazione che prevede 140 esuberi.
Il documento impegna il presidente del consiglio comunale, Edoardo Brustia, a convocare la commissione competente per un’audizione urgente dei rappresentanti sindacali e dell’azienda. Al contempo, impegna il sindaco Alessandro Canelli a monitorare da vicino il dialogo tra le parti e gli enti competenti, con il preciso mandato di esplorare ogni soluzione possibile per evitare o ridurre drasticamente i tagli, anche attraverso il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali.
L’aggiornamento dai tavoli: la questione sicurezza e le “isopensioni”
Mentre l’aula discuteva, la mattinata è stata segnata anche dal delicato incontro in Confindustria tra i sindacati e il fondo proprietario. A portare l’aggiornamento in presa diretta in consiglio è stato Maurizio Nieli, esponente di Futuro Nazionale, ma soprattutto lavoratore alla Radici e segretario provinciale UGL. Nieli ha acceso i riflettori su una criticità immediata legata alla sicurezza: «la presenza della bolla di ammoniaca che non può essere svuotata senza il riavvio degli impianti, i quali risultano datati e destinati allo svuotamento e all’interruzione». Il sindacalista ha puntato il dito contro le gestioni precedenti, accusate di «aver generato enormi profitti senza mai reinvestire sul sito, abbandonando di fatto i lavoratori».
Sul fronte occupazionale, Nieli ha confermato il pesante impatto sociale che i 140 esuberi avrebbero sulla città, aprendo però uno spiraglio: «Circa ottanta lavoratori potrebbero accedere alla pensione anticipata tramite il meccanismo dell’isopensione e altri più giovani potrebbero essere ricollocati su altri impianti» ha spiegato. La palla passa ora al 28 agosto, data del prossimo incontro in cui l’azienda dovrà presentare un piano industriale e sociale dettagliato.
Il dibattito: finanza speculativa contro economia reale
Il dibattito in aula ha sollevato interrogativi profondi sul modello di sviluppo del territorio. Duro l’intervento di Mattia Colli Vignarelli (PD), che ha inquadrato la vicenda come «il paradosso del nostro sistema economico: un fondo speculativo, la Lone Star, forte di impegni per 5,2 miliardi di dollari, per il quale le vite di 140 famiglie rappresentano soltanto una riga su un foglio di calcolo». Un tema ripreso dalla collega di partito Cinzia Spilinga, che ha ribadito la necessità di «restituire priorità all’economia reale rispetto alla finanza speculativa» e da Sara Paladini, che ha lanciato l’allarme sulla «perdita di capitale umano di altissima specializzazione, un impoverimento culturale e tecnico inaccettabile per Novara». Preoccupazione condivisa da Milù Allegra (PD), che ha denunciato il rischio di una «desertificazione industriale che sta trasformando Novara in una città della logistica e dello smistamento, privandola delle sue eccellenze manifatturiere».
A ricordare l’inestimabile peso del settore per il capoluogo è stato lo stesso Nicola Fonzo, evidenziando come la chimica sia nel DNA di Novara. Una ricchezza che ha generato un ecosistema virtuoso composto da aziende satellite, Fondazione Novara Sviluppo, facoltà universitarie e l’istituto Omar, un patrimonio che giustifica l’assoluta unità d’intenti del consiglio.
L’impegno della maggioranza e del Sindaco
Dai banchi della maggioranza è arrivato un forte segnale di pragmatismo. Andrea Crivelli (Forza Novara) ha rivendicato «il lavoro istituzionale già avviato al fianco dei sindacati», celebrando la condivisione unitaria del documento. Per Arduino Pasquini (Lega), in un mondo del lavoro in rapido mutamento, «la priorità assoluta dell’amministrazione deve restare l’attrazione di nuovi investimenti per favorire il reinserimento dei lavoratori colpiti dalle crisi». Franco Caressa (FDI), riconoscendo le logiche spietate dei fondi internazionali, ha assicurato «il massimo sforzo dell’amministrazione sui tavoli istituzionali».
A chiudere il cerchio è stato il sindaco Alessandro Canelli, che ha tracciato la prospettiva di un’azione pragmatica basata su due pilastri. «Il primo, di natura sociale, punterà a supportare la trattativa per minimizzare le ricadute occupazionali utilizzando ogni ammortizzatore e prepensionamento disponibile». Il secondo, altrettanto cruciale, riguarda l’ambiente e la sicurezza: «l’amministrazione vigilerà sulle fasi di spegnimento e inizierà da subito a ragionare su un’idea concreta di riconversione dell’impianto, per scongiurare che l’area si trasformi in un futuro rischio ecologico per la città» ha spiegato il primo cittadino.








