Ha prestato soldi a persone in difficoltà, per lo più connazionali con problemi economici, pretendendo poi la restituzione delle somme con interessi alle stelle, in qualche occasione arrivato addirittura al 240 per cento. Questo il motivo per cui, dopo la denuncia di alcune vittime, E.H., 48anne di origine albanese, e la figlia ventenne A.H., sono state processate e condannate per concorso in usura e, la giovane, per autoriciclaggio, perché sulla sua prepagata erano confluiti alcuni importi delle restituzioni: la prima ha rimediato 4 anni di reclusione e 8 mila euro di multa; la seconda 2 anni e 6 mila euro di multa. Due delle vittime, parti civili al giudizio, hanno ottenuto risarcimenti da 30 mila o da 5.800 euro.
Alla donna si arrivava grazie al passaparola. Alcune persone che non riuscivano ad accedere a forme di finanziamento più istituzionali, avevano sentito che c’era qualcuno in grado di aiutarli. Bastava una telefonata, un accordo, e lei prestava soldi. Peccato che poi, nel chiedere la restituzione, pretendeva degli interessi decisamente superiori ai tassi di legge. In base a quanto ricostruito dalla Finanza di Novara, si tratta di fatti avvenuti fra il 2020 e il 2024, il periodo post Covid: i militari avevano ricevuto segnalazione di prestiti anomali offerti da una donna abitante a Novara.
Nel corso degli accertamenti era emersa una gestione molto casalinga di queste elargizioni, che la quarantottenne offriva a clienti che le arrivavano proprio grazie a giri di conoscenze. Non si faceva problemi a prestare somme anche importanti, mille, due mila, anche diecimila euro, ma al momento della restituzione voleva interessi abbondanti, ben superiori agli interessi legali: spesso, su rate da 200 euro, arrivava a chiedere anche 100 euro di interessi. Una delle vittima era arrivata a sborsare fino a 30 mila euro per un capitale iniziale decisamente inferiore.








