La polemica sui pannelli fotovoltaici rossi imposti dalla Soprintendenza per la riqualificazione della Palazzina Caretto, all’interno dell’ex caserma Passalacqua, continua ad allargarsi. Dopo la presa di posizione dell’associazione nòva, che ha contestato la prescrizione ritenendola penalizzante per l’efficienza energetica e per l’utilizzo delle risorse pubbliche, nelle ultime ore il dibattito si è spostato anche sui social, dove amministratori, ambientalisti e rappresentanti politici hanno espresso pubblicamente le proprie perplessità.
Il tema, ormai, sembra andare oltre il singolo cantiere. Nessuno degli intervenuti mette in discussione il ruolo della Soprintendenza nella tutela del patrimonio storico e architettonico. La questione sollevata riguarda piuttosto il punto di equilibrio tra conservazione e transizione energetica: può oggi una valutazione di carattere estetico prevalere sull’efficienza di un impianto destinato a produrre energia pulita, con ricadute anche sui costi sostenuti dalla collettività?
Tra le prime a intervenire è stata Benedetta Baraggioli, responsabile dei progetti culturali del Comune di Novara, che sul proprio profilo ha posto una domanda destinata ad alimentare il confronto: «È giusto che la Soprintendenza possa rallentare o, in alcuni casi, bloccare interventi pubblici e privati per una valutazione puramente estetica? Di fatto, a Novara, la Soprintendenza mette su un piatto della bilancia la lotta al cambiamento climatico, gli interventi per la sostenibilità energetica e ambientale e l’aumento dei costi per cittadini ed enti. Sull’altro piatto, l’abbinamento delle tonalità del tetto e dei pannelli. E decide che prevale quest’ultimo».
Baraggioli ricorda come la Palazzina Caretto faccia parte della rigenerazione dell’ex Caserma Passalacqua, destinata a diventare un hub socio-culturale e un rifugio climatico per il quartiere. «La tutela del patrimonio è un valore. Ma quando la tutela finisce per ostacolare la transizione energetica, aumentare i costi e rallentare progetti di interesse pubblico, è legittimo chiedersi se il punto di equilibrio sia ancora quello giusto».
Anche Giovanni Mori, ingegnere ambientale, giornalista e attivista di Fridays For Future, ha affidato ai social una riflessione che va oltre il caso novarese: «C’è un enorme tema che dobbiamo affrontare. Quello di nòva è il caso recente che mi ha fatto ricordare un enorme tabù culturale da superare. Abbiamo regole da rispettare del secolo scorso per un mondo che ora è in fiamme. A volte non possiamo alberare, oppure i cittadini che vogliono fare la transizione possono farlo solo pagando di più e producendo meno energia pulita. Serve cambiare il prima possibile non solo le regole ma anche la cultura estetica che conosciamo. In più, mostrare la transizione energetica è uno degli strumenti più forti per accelerarla, altro che nasconderla».
Sulla stessa linea anche Fabrizio Cerri, presidente di Novara Green, che nel suo intervento collega la vicenda ad altri casi cittadini: «Non so se il problema sia la Soprintendenza di Novara o le regole del gioco, ma sicuramente le perplessità sono condivise. Alcune scelte sono davvero di dubbio gusto, basti pensare alla pavimentazione e alle ringhiere del castello, dove il Comune aveva fatto proposte decisamente più sensate e sostenibili. Addirittura sembra che il muro di via Da Vinci, dietro la stazione, sia ancora pericolante per valutazioni della Soprintendenza. Vedo in altre città interventi di riqualificazione molto più spinti e gradevoli. Mi chiedo perché a Novara ogni cambiamento sia un problema».
La questione è arrivata anche in politica. In una nota, il consigliere regionale Domenico Rossi invita a trovare un nuovo equilibrio tra tutela del patrimonio e sostenibilità: «Nessuno mette in discussione il fondamentale ruolo della Soprintendenza nella salvaguardia del patrimonio storico. Tuttavia, davanti alla gravità della crisi climatica e alla necessità di adeguare le infrastrutture delle nostre città, la tutela di singoli aspetti visivi non può viaggiare su un binario isolato rispetto all’efficienza energetica. Come ha ricordato il Consiglio di Stato, la produzione di energia da fonti rinnovabili è un interesse pubblico primario. Il paesaggio non si impoverisce se mostra l’impegno collettivo verso la transizione, anzi. Mi auguro che nel dialogo tra Comune e Soprintendenza si trovi lo spazio per superare questa specifica prescrizione e consentire l’adozione dei moduli standard, per non sprecare risorse pubbliche e non rinunciare all’energia pulita».
Anche Alleanza Verdi Sinistra Novara ha scelto i social per esprimere la propria posizione, affidandola a uno slogan volutamente provocatorio: «Meno rosso, più nero». Il circolo cittadino sostiene la richiesta avanzata da nòva, ritenendo che imporre pannelli meno efficienti esclusivamente per ragioni estetiche finisca per penalizzare un progetto nato proprio all’insegna della sostenibilità ambientale e dell’innovazione sociale.
La vicenda continua intanto a far discutere anche sul piano istituzionale. La Voce di Novara ha contattato la Soprintendenza per raccogliere la propria posizione sulle contestazioni emerse in queste ore e offrire ai lettori anche il punto di vista dell’ente. Qualora dovesse arrivare una replica, sarà pubblicata integralmente.








