La creatività giovanile al servizio di un messaggio sociale di fondamentale importanza. Nella mattinata di mercoledì 6 maggio, il palcoscenico del Faraggiana ha ospitato la cerimonia di premiazione del concorso “Il bullismo visto dai miei occhi”, promosso dall’associazione Sbulloniamo Insieme, realtà attiva sul territorio nella prevenzione e nel contrasto a ogni forma di bullismo, cyberbullismo e disagio giovanile.
Per la categoria dedicata alle scuole secondarie di secondo grado, il primo premio assoluto è stato assegnato all’istituto Ravizza. A conquistare la giuria per autenticità, creatività e forte impatto emotivo è stato il cortometraggio intitolato “Le lettere mai scritte”.
Un lavoro di squadra in totale autonomia
Il progetto vincente è il frutto del talento e della dedizione di un gruppo eterogeneo di sei studenti, provenienti da classi e indirizzi differenti dell’istituto. Il team è composto da Vincenzo Labbate, Omar Loumir e Hoxhaj Sabian (classe 3A Cucina), Eleonora Iomini e Letizia Bertone (4A Accoglienza) e Vincenzo Aiello (5A Sala).
La particolarità e il grande valore aggiunto dell’opera risiedono nell’assoluta autonomia dei ragazzi, che hanno curato in prima persona ogni singolo aspetto della produzione: dall’ideazione alla stesura della sceneggiatura, fino alle riprese, alla recitazione e al montaggio finale.
La regia e la scrittura: dar voce ai silenzi
La scelta del mezzo di comunicazione non è stata casuale. A occuparsi dell’editing e della regia è stata Eleonora, che ha spiegato: «Non abbiamo avuto dubbi nello scegliere il video, uno strumento di comunicazione immediato e familiare a noi giovani. Siamo partiti da un’idea comune e ognuno ha dato il proprio contributo. Per la realizzazione sono partita dall’emozione che volevamo suscitare, lasciando che fosse quella a guidare ogni mia scelta tecnica».
L’intensa sceneggiatura, strutturata in forma epistolare, ha permesso di far emergere la tensione emotiva del non detto. «La sfida è stata parlare di bullismo senza cadere nei cliché», ha raccontato Vincenzo, autore dei testi. «Ho deciso di non dar voce alla violenza, ma di farla percepire attraverso silenzi, omissioni, responsabilità condivise. Il bullismo vive soprattutto in ciò che non si vede: volevo che il pubblico sentisse esattamente quel vuoto. L’opera diventa quindi un invito a guardare, ascoltare e intervenire prima che il silenzio diventi irreparabile».
L’impatto emotivo della recitazione
Il lavoro di immedesimazione ha toccato nel profondo anche gli interpreti. Letizia, che ha vestito i complessi panni della madre della vittima, ha riflettuto sulle conseguenze degli atti di bullismo sulle famiglie: «Spesso può essere difficile aprirsi e ammettere i propri errori, specialmente quando si ricopre un ruolo genitoriale da cui ci si aspetta la perfezione. Ma interpretando questa parte ho capito che non è mai troppo tardi per chiedere scusa».
Di fortissimo impatto anche la testimonianza di Vincenzo, interprete della parte del bullo: «È stato un ruolo ‘sporco’, mi sono sentito pesante. Però mi ha aiutato a capire una cosa fondamentale: il bullo non è un mostro nato dal nulla; è quasi sempre qualcuno che sta cercando di colmare un vuoto con la prepotenza. Spero che i miei coetanei capiscano che non servono eroi per combattere il bullismo, serve semplicemente smettere di essere spettatori passivi».
Il valore educativo del progetto
A tirare le fila dell’iniziativa è stata la docente Katia Montebuglio, che ha proposto il concorso agli studenti inserendolo in coerenza con i progetti di educazione alla legalità e alla salute portati avanti dal Ravizza: «L’input offerto dal concorso ha attivato una riflessione profonda e multiprospettica sul disagio giovanile. Ha permesso ai ragazzi di non fermarsi alla sola condanna del fenomeno, ma di analizzarlo per poterlo contrastare davvero. Il primo premio che ricevono oggi è il meritato riconoscimento a un lavoro di squadra, fatto di rispetto, capacità di ascolto e grandissimo impegno».






