Mario Grella

I quaderni di Giancarlo De Carlo 1966-2005

el 1978 acquistai il numero uno di “Spazio & Società”, una nuova rivista di architettura che si presentava allora nel panorama editoriale italiano e che

Chaosmos

La pietra ha in sé qualcosa di primordiale; non per nulla è detta “età della pietra” la prima età della nostra umanità. La pietra ha

Assolutamente musica

Non è semplice seguire la conversazione tra Haruki Murakami e Seiji Ozawa sul “Concerto per pianoforte e orchestra n.3” di Beethoven e “qualche altra opera”,

1917

Cosa abbiamo in comune io e Sam Mendes? Alcune cose, per esempio io scrivo di un film girato da lui, cosa credo rilevante per me

Il concerto di San Gaudenzio

Quando a risuonare, sotto l’immenso vuoto della Cupola antonelliana, sono il violoncello jazz-folk di Hank Roberts e il sax algido e lirico di Silke Eberhardt

Il cotechino sul palco del Regio

Povero Maestro Muti. Lo aveva detto qualche giorno fa in una intervista rilasciata al Messaggero: «Quando vedo certi programmi della tv italiana passo a tv

Cavalcavia, Colonne d’Ercole

Per noi, ragazzi poveri di Sant’Agabio, le Colonne d’Ercole erano il cavalcavia. Da una parte il mondo conosciuto, dall’altra quello sconosciuto, da una parte “noi”,

Jojo Rabbit

Per una volta cominciamo dalla colonna sonora. Può un film sul nazismo incominciare con“I want to hold your hand” dei Beatles, comprendere in sé Tom

Il crudele destino del novarese ateo

Quando un parigino sta per atterrare ad Orly o al Charles De Gaulle, occhieggiando dal finestrino la vede subito, la “Dame de Fer”, sempre lì,

Sorry we missed you

Vedere un film di Ken Loach è una sorta di rito. I suoi film hanno, quasi esclusivamente, un solo soggetto: il proletariato urbano inglese. Non

Mario Grella

I quaderni di Giancarlo De Carlo 1966-2005

el 1978 acquistai il numero uno di “Spazio & Società”, una nuova rivista di architettura che si presentava allora nel panorama editoriale italiano e che altro non era che l’edizione italiana di una prestigiosa rivista francese, “Espace et Societé” fondata e diretta da Henri Lefebvre, urbanista, che fu anche (forse

Chaosmos

La pietra ha in sé qualcosa di primordiale; non per nulla è detta “età della pietra” la prima età della nostra umanità. La pietra ha in sé il fascino di tutto ciò che l’uomo non ha manipolato. Ci è data in natura. Ma la pietra è anche stata utilizzata dall’uomo,

Assolutamente musica

Non è semplice seguire la conversazione tra Haruki Murakami e Seiji Ozawa sul “Concerto per pianoforte e orchestra n.3” di Beethoven e “qualche altra opera”, come si dice nel primo paragrafo del bel volume edito da Einaudi “Assolutamente musica”. E non lo è, richiedendo il volume una partecipazione che possiamo

1917

Cosa abbiamo in comune io e Sam Mendes? Alcune cose, per esempio io scrivo di un film girato da lui, cosa credo rilevante per me ma non per lui, ma abbiamo anche in comune anche i racconti della Grande Guerra fatti dai nostri nonni. Gran bella storia quella raccontata nel

Il concerto di San Gaudenzio

Quando a risuonare, sotto l’immenso vuoto della Cupola antonelliana, sono il violoncello jazz-folk di Hank Roberts e il sax algido e lirico di Silke Eberhardt in una splendente mattina di maggio per “Novara Jazz” o sono, come ieri sera, le note dei “Concerti brandeburghesi” di Johann Sebastian Bach, magnificamente interpretati

Il cotechino sul palco del Regio

Povero Maestro Muti. Lo aveva detto qualche giorno fa in una intervista rilasciata al Messaggero: «Quando vedo certi programmi della tv italiana passo a tv straniere per trovare cose di sostanza, e poi non se ne può più di cuochi e cucina». Non aveva ancora visto il meglio. Ci ha

Cavalcavia, Colonne d’Ercole

Per noi, ragazzi poveri di Sant’Agabio, le Colonne d’Ercole erano il cavalcavia. Da una parte il mondo conosciuto, dall’altra quello sconosciuto, da una parte “noi”, dall’altra “loro”, da una parte i poveri e dall’altra i ricchi. Una barriera fisica e psicologica. Fisica perché fare tutto il cavalcavia in bicicletta, l’unico

Jojo Rabbit

Per una volta cominciamo dalla colonna sonora. Può un film sul nazismo incominciare con“I want to hold your hand” dei Beatles, comprendere in sé Tom Waits e chiudersi con “Helden”, ovvero la versione tedesca di “Heros” di David Bowie? Sì, può, ma il regista deve essere in odore di genialità

Il crudele destino del novarese ateo

Quando un parigino sta per atterrare ad Orly o al Charles De Gaulle, occhieggiando dal finestrino la vede subito, la “Dame de Fer”, sempre lì, piantata sulla città, elegante e salda. Così come, quando un romano cammina lungo i Fori Imperiali e vede spuntare il Colosseo, è fiero di quello

Sorry we missed you

Vedere un film di Ken Loach è una sorta di rito. I suoi film hanno, quasi esclusivamente, un solo soggetto: il proletariato urbano inglese. Non stupitevi troppo se uso questo termine “marxiano” (e marxista), Ken Loach resta profondamente marxista, nelle tematiche, nelle poetiche, probabilmente anche nelle aspirazioni. È questa la