Mario Grella

È stata la mano di Dio

Non credo sia un caso che due dei più grandi registi italiani viventi, Mario Martone e Paolo Sorrentino, siano nati a Napoli. (per la cronaca

Domenico Gnoli

“Non ho fatto la sciocchezza di andare a studiare le mele cubiste come voleva Severini, che io non sento, né gli altri ‘purismi’ che si

The French Dispatch

Se decidete di andare a vedere “The French Dispatch” è meglio che vi scordiate Maurizio Porro che come un disco rotto si ostina a non

Earth Ensemble al Novara Jazz

Il concerto dell’Earth Ensemble incomincia in maniera avviluppante e, come tutti i progetti che riguardano la terra (e chissà perché?), poteva far preludere ad una

Saul Steinberg Milano New York

E’ quanto mai difficile scrivere di un artista come Saul Steinberg e lo è per un motivo semplice: descrivere segni con le parole è quasi

Madres paralelas

Vado sempre a vedere i film di Pedro Almodóvar per dovere perché credo che non mi piacciano, poi alla fine mi piacciono (quasi),sempre. So anche

Sabato in jazz

Il bello dei festival è che in pochi giorni si concentrano un numero di concerti (non li chiamo “eventi”perché il termine mi fa venire l’orticaria),

Nanda Vigo, Giovani e rivoluzioni

Il titolo può trarre in inganno, poiché leggendolo si potrebbe pensare ad un saggio storico della casa editrice Il Mulino o magari di Laterza… Invece

Il castello di Barbablù

Se fosse stato Bob Dylan a scrivere “Il Castello di Barbablù” anzichè Béla Bártok su libretto di Béla Bálazs, forse si sarebbe potuto intitolare “I

Mario Grella

È stata la mano di Dio

Non credo sia un caso che due dei più grandi registi italiani viventi, Mario Martone e Paolo Sorrentino, siano nati a Napoli. (per la cronaca il terzo, Nanni Moretti, è nato a Roma). Aggiungiamoci che anche uno dei più grandi attori italiani, Tony Servillo, è nato a Napoli e potremmo

Domenico Gnoli

“Non ho fatto la sciocchezza di andare a studiare le mele cubiste come voleva Severini, che io non sento, né gli altri ‘purismi’ che si propongono a quelli che cominciano a dipingere. Io non ho fatto che trasportare tutto il mio stesso mondo di decoratore in un mondo di pittore,

The French Dispatch

Se decidete di andare a vedere “The French Dispatch” è meglio che vi scordiate Maurizio Porro che come un disco rotto si ostina a non capire o a fingere di non capire che il cinema di Wes Anderson è “altro”. Qualcuno potrebbe anche affermare, a torto o a ragione, che

Earth Ensemble al Novara Jazz

Il concerto dell’Earth Ensemble incomincia in maniera avviluppante e, come tutti i progetti che riguardano la terra (e chissà perché?), poteva far preludere ad una serata di elettronica pura e invece così non è stato, perché questo giovane gruppo sembra aver comunque le radici ben piantate nella musica strumentale e

Saul Steinberg Milano New York

E’ quanto mai difficile scrivere di un artista come Saul Steinberg e lo è per un motivo semplice: descrivere segni con le parole è quasi impossibile e lo è, tanto più, quando i segni dicono molto di più delle parole. Come per chi del segno grafico ha fatto una lingua

Madres paralelas

Vado sempre a vedere i film di Pedro Almodóvar per dovere perché credo che non mi piacciano, poi alla fine mi piacciono (quasi),sempre. So anche perché poi mi piacciono: perché in essi, solitamente nella seconda parte, c’è sempre una sorta di agnizione. “Madres Paralelas” non fa eccezione, poiché al solito

Sabato in jazz

Il bello dei festival è che in pochi giorni si concentrano un numero di concerti (non li chiamo “eventi”perché il termine mi fa venire l’orticaria), strabiliante. È il caso di “JazzMi” che in dieci giorni offre più di un centinaio di concerti in punti diversi della città e in orari

Nanda Vigo, Giovani e rivoluzioni

Il titolo può trarre in inganno, poiché leggendolo si potrebbe pensare ad un saggio storico della casa editrice Il Mulino o magari di Laterza… Invece no, non si tratta di questo. “Giovani e rivoluzioni” è uno straordinario volumetto di pettegolezzi artistici e dico subito che uso il termine “pettegolezzi” in

Il castello di Barbablù

Se fosse stato Bob Dylan a scrivere “Il Castello di Barbablù” anzichè Béla Bártok su libretto di Béla Bálazs, forse si sarebbe potuto intitolare “I Contain Multitudes” perché , l’opera breve andata in scena sabato scorso al Teatro Coccia in prima nazionale, è una specie di seduta psicanalitica, dove il

Una signora abbandonata nel centro della città

Mentre nel centro storico della città, ma anche nelle sue periferie più o meno remote, è tutto un quotidiano fiorire di impalcature e ponteggi per il rifacimento di facciate, tetti, balconi, lei è sempre là nel suo cronico abbandono. Qualcuno gli attribuì un cuore, benché di pietra, lo stesso cuore