Imparare a gestire un conflitto prima che diventi qualcosa di più grave, comprendere le conseguenze delle proprie azioni e scoprire che anche una relazione compromessa può essere ricostruita. È da questi principi che prendono avvio i percorsi rivolti agli studenti delle scuole medie e superiori promossi dal Centro di Giustizia Riparativa di Novara, che porta tra i banchi una riflessione sulla responsabilità individuale, sul significato della pena e sulla possibilità di riparare il danno provocato.
Il Centro, inaugurato quest’anno per offrire uno spazio di ascolto e mediazione tra le persone coinvolte in un reato, amplia così il proprio intervento sul versante educativo e della prevenzione. L’obiettivo è intervenire prima che i conflitti degenerino, offrendo ai ragazzi strumenti per riconoscerli e affrontarli senza ricorrere alla violenza o alla sopraffazione.
Per gli studenti delle scuole medie il progetto si intitola «Ricucire i cerchi» e coinvolge tre istituti comprensivi novaresi che hanno aderito alla proposta del Centro. L’iniziativa nasce dall’esperienza maturata negli ultimi anni attraverso interventi realizzati in diverse classi del territorio, dai quali è emersa la necessità di lavorare in modo più strutturato sulla prevenzione e sulla gestione dei conflitti.
Il percorso è destinato agli alunni delle classi terze e prevede tre incontri di circa due ore ciascuno, condotti da due mediatori penali esperti. Attraverso esercitazioni, simulazioni e attività collettive, gli studenti saranno accompagnati a riconoscere le emozioni che accompagnano un litigio, a comprendere il punto di vista degli altri e a individuare possibili soluzioni.
La metafora dei cerchi concentrici servirà a mostrare come un conflitto, anche quando nasce tra due persone, possa avere conseguenze sull’intera comunità scolastica e familiare. Un modo per far comprendere che le proprie azioni non riguardano soltanto chi le compie, ma producono effetti anche sulle relazioni e sull’ambiente circostante.
La scelta delle classi terze non è casuale: si tratta di una fascia d’età che si avvicina alla soglia dei 14 anni, a partire dalla quale, alle condizioni previste dalla legge, un minorenne può essere chiamato a rispondere penalmente delle proprie azioni.
Per le scuole superiori il percorso affronta invece direttamente il rapporto tra reato, pena e riparazione. Il progetto, dal titolo «Fare giustizia: ritorsione del male o fedeltà al bene? La giustizia riparativa come strumento per una giustizia diversa», è rivolto in particolare agli studenti delle classi quarte, nella fascia d’età a cavallo tra la minore e la maggiore età, e viene proposto agli istituti che hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con il Centro.
Il programma, articolato in incontri ai quali le scuole possono aderire anche singolarmente, intende superare una visione della giustizia limitata alla punizione, senza mettere in discussione la responsabilità di chi commette un reato. Al centro c’è la possibilità di comprendere il danno prodotto, riconoscerne le conseguenze e intraprendere un percorso di riparazione.
Il primo appuntamento, «Non solo il carcere…», sarà condotto dalle operatrici dell’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Novara e permetterà agli studenti di conoscere il funzionamento del sistema giudiziario, minorile e ordinario, le finalità della pena e le misure alternative alla detenzione.
Il secondo incontro, «Come oro tra le crepe: il punto di vista della giustizia riparativa», sarà affidato agli operatori del Centro, che illustreranno il significato della mediazione e le esperienze già attive a Novara, dai laboratori all’interno del carcere ai percorsi di confronto tra le persone coinvolte in un reato.
Il terzo momento sarà dedicato alle testimonianze con Raffaella Di Rosa, giornalista di La7 e autrice del libro «Vite minori», che raccoglie le storie di ragazzi detenuti nei 17 istituti penali minorili italiani, insieme alle voci di educatori, agenti, magistrati, sacerdoti e infermieri.








