Alessandro D’Avenia ospite al castello di Novara: un «regalo alla città» che si paga in libreria

La cultura è per tutti. Purché si compri un libro in una determinata libreria. È questa la formula scelta dalla Fondazione Castello di Novara per l’incontro con Alessandro D’Avenia, annunciato come ospite a sorpresa della rassegna «Il Castello racconta… i grandi autori». Lo scrittore sarà nella Sala delle Vetrate giovedì 17 dicembre alle 18 per presentare il nuovo romanzo Dove finiscono gli anni, in uscita il 3 novembre per Mondadori.

Fin qui, una bella notizia per gli appassionati dell’autore siciliano. Il problema arriva in fondo al comunicato stampa, dove sono illustrate le modalità di partecipazione: per entrare è necessario acquistare una copia del romanzo alla Libreria Lazzarelli. Ogni libro dà diritto a un massimo di due pass, consegnati al momento dell’acquisto. Nessuna alternativa indicata per chi il volume lo possiede già o vorrebbe semplicemente ascoltare lo scrittore.

In altre parole, non si paga un biglietto, ma si deve comunque mettere mano al portafoglio. E non in una libreria qualsiasi: in quella indicata dagli organizzatori, che figura anche tra i partner della manifestazione.

Una scelta che stride con le parole pronunciate dalla presidente della Fondazione Castello, Maurizia Rebola, durante la presentazione della rassegna, quando aveva parlato di una cultura per tutti, capace di generare bellezza. Va detto che gli altri appuntamenti annunciati finora prevedono tutti l’ingresso gratuito. Ma proprio per questo risulta difficile comprendere perché, nel caso di D’Avenia, l’accesso debba essere subordinato a un acquisto.

La questione diventa ancora più significativa se si considera che la rassegna è realizzata con il contributo del Comune di Novara e della Fondazione Crt. Non è dato sapere quanto questi finanziamenti incidano sul singolo appuntamento, ma resta il fatto che un’iniziativa culturale sostenuta anche con risorse pubbliche prevede, in questo caso, una condizione commerciale per la partecipazione.

Naturalmente non c’è nulla di discutibile nel coinvolgimento di una libreria nell’organizzazione di un incontro letterario. Le librerie sono presìdi culturali fondamentali. Ma una cosa è promuovere la vendita di un libro, un’altra è renderne obbligatorio l’acquisto per partecipare a un evento. Per di più un unico esercizio commerciale.

C’è anche un particolare: le copie che danno diritto all’ingresso sono già autografate e al termine dell’incontro non è previsto alcun firmacopie. L’acquisto, dunque, non garantisce nemmeno un momento personale con l’autore, ma costituisce semplicemente la condizione per entrare in sala.

Nell’annuncio dell’evento Rebola definisce la presenza di D’Avenia «un regalo per la città» e sottolinea che la rassegna nasce per portare al Castello «voci capaci di parlare a tutte le generazioni».

Un regalo, però, normalmente non richiede uno scontrino. E se l’obiettivo è rendere la cultura accessibile a tutti, sarebbe ragionevole consentire anche a chi non può o legittimamente non vuole acquistare un libro di ascoltare uno degli scrittori italiani più letti.

Il punto non è contestare il valore dell’iniziativa, né mettere in discussione il lavoro di chi organizza eventi culturali. È interrogarsi sulla coerenza tra i principi dichiarati e le scelte concrete. Perché la cultura che genera bellezza dovrebbe anche abbattere le barriere, non introdurne di nuove. Soprattutto quando a sostenerla contribuiscono anche finanziamenti pubblici che appartengono alla collettività.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore