Recalcati a Novara apre il festival Scarabocchi: «Quando parliamo di mostri, parliamo di noi»

Pensiamo sempre che il mostro sia l’altro. L’estraneo, il diverso, la minaccia che incombe da fuori e che viene a turbare la nostra tranquillità. La riflessione che Massimo Recalcati ha portato all’Arengo del Broletto per l’inaugurazione del festival Scarabocchi, però, ha ribaltato completamente questa comoda illusione. Parlando di paura, lo psicanalista ci ha costretti a guardare in uno specchio scomodo, spiegando che la mostruosità è una parte fondamentale, e ineliminabile, dell’essere umano.

La “vite storta” e l’ossessione della perfezione

Per farci capire il concetto, Recalcati è partito da un’immagine molto concreta legata alla sua infanzia: l’insegnante che si paragonava a del filo di ferro usato in campagna per raddrizzare la vite storta. Spesso passiamo la vita a fare esattamente questo, con noi stessi, con i nostri figli e con chi ci sta intorno: cerchiamo di correggere le storture per aderire a un modello di perfezione irreale. Vogliamo credere nel mito rassicurante dell’infanzia pura e incontaminata, e per farlo finiamo per fare violenza alla nostra vera natura.

L’invito dello psicanalista è l’esatto opposto: dobbiamo avere fiducia in quella “stortura”, amarla, perché è proprio lì, nell’anomalia, che spesso si manifesta il talento unico di una persona. Crescere significa imparare a coltivare i propri sogni accettando di farli convivere accanto ai propri mostri, senza la pretesa nevrotica di cancellarli.

Da Caino a Ulisse: il rifiuto dell’altro

Per capire quanto il mostruoso ci appartenga, basta guardare alla guerra: con la sua fredda organizzazione industriale della violenza, non è certo un regresso all’animalità (gli animali non conoscono l’odio sistematico), ma un prodotto squisitamente umano.

Recalcati ha usato figure mitologiche e bibliche che tutti conosciamo per spiegarne le dinamiche. Pensiamo a Caino: il suo omicidio nasce dall’istinto primordiale dell'”Uno” che vuole eliminare il “Due”. È l’incapacità di sopportare l’esistenza dell’altro, il rifiuto di quella convivenza plurale che è alla base della democrazia. C’è poi Ulisse, che incarna la mostruosità di chi non accetta i confini. La sua presunzione (hybris) lo spinge a scardinare continuamente i limiti.

La legge senza cuore e il coraggio di guardarsi dentro

Esiste tuttavia una forma di mostruosità ancora più subdola, spesso mascherata da giustizia. È quella dei sacerdoti del tempio nel Vangelo, che applicano la legge alla lettera ma senza un briciolo di cuore, trasformando il senso del dovere in una prigione disumana.

Di fronte al male, l’atteggiamento che cambia le cose è un altro. Richiamando l’episodio del Vangelo in cui Gesù incontra l’indemoniato “Legione”, Recalcati ha ricordato un dettaglio: Cristo non scappa e non alza barricate. Va dritto incontro al mostro. È questo il passo che siamo chiamati a fare nella nostra quotidianità. Smettere di cercare nemici esterni da incolpare per le nostre paure, perché non c’è nulla là fuori che abbia il reale potere di contaminarci. Il mostro abita già dentro di noi, e solo trovando il coraggio di andargli incontro possiamo smettere di esserne terrorizzati.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.