Neonato morto dopo i maltrattamenti: procura chiede il processo per i genitori arrestati in Svizzera

La procura di Novara ha chiesto il rinvio a giudizio della coppia di genitori borgomanerese arrestata in aprile in Svizzera per maltrattamenti ai danni del figlioletto di sette mesi, che era morto in ospedale nel novembre di due anni fa. Estradati a giugno, ora sono in carcere e finora la misura cautelare è stata confermata in tutte le sedi. Proprio perché è in scadenza a settembre, il giudice ha fissato udienza fra due settimane, nonostante il periodo feriale della giustizia. L’indagine è stata chiusa anche per i genitori di entrambi, i quattro nonni del piccolo, accusati solo di aver ostacolato il lavoro dei servizi sociali per consentire alla coppia di recarsi nel paese elvetico assieme all’altra figlia minorenne, nei cui confronti era stato disposto invece l’affido: per loro, però, non c’è urgenza di celebrare il processo, che seguirà le vie ordinarie.

D.V. (classe 1998) e M.C. (classe 1999), entrambi residenti a Borgomanero, sono quindi accusati di maltrattamenti e lesioni ma anche di violazione del provvedimento del giudice e sottrazione di minore.

Al centro dell’inchiesta, la morte del figlio neonato D.J., nato nel marzo 2024 e deceduto il 14 novembre dello stesso anno a soli sette mesi. Secondo quanto emerso dagli accertamenti medico-legali e autoptici, il bambino sarebbe stato sottoposto, nei giorni e nelle ore precedenti al decesso, a ripetuti traumi contusivi al capo e a una forte compressione toracico-vertebrale. Lesioni incompatibili con cause accidentali o naturali e riconducibili, invece, a condotte violente.

La morte è stata attribuita a un’insufficienza respiratoria acuta in un contesto asfittico, verosimilmente collegato ai traumi subiti. Agli indagati viene contestato anche il reato di lesioni personali pluriaggravate per precedenti episodi. Nell’aprile 2024 il neonato era stato ricoverato per oltre venti giorni all’ospedale di Borgomanero con diffuse ecchimosi e una frattura scomposta della clavicola sinistra. Le spiegazioni fornite dai genitori, risultate discordanti, sono state giudicate inattendibili, mentre le perizie hanno attribuito le lesioni a cause traumatiche.

L’inchiesta riguarda inoltre la sottrazione della figlia primogenita, nata nel novembre 2022, e l’elusione di provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Nel luglio 2025 la coppia si era resa irreperibile, rifugiandosi in Svizzera con la bambina per sottrarsi a un’ordinanza del Tribunale per i Minorenni di Torino che ne disponeva il collocamento in una struttura protetta o in affido.

Secondo gli inquirenti, la misura cautelare in carcere si è resa necessaria per l’elevata pericolosità sociale dei due e per il concreto rischio di fuga. Le indagini, sostenute anche da intercettazioni ambientali e telefoniche, avrebbero inoltre documentato tentativi di inquinamento probatorio, con pressioni su familiari affinché rendessero dichiarazioni compiacenti.

Il Tribunale del Riesame di Torino e poi la Cassazione hanno respinto il ricorso delle difese, confermando integralmente l’ordinanza di custodia cautelare e ribadendo la solidità del quadro indiziario.

Per le difese si tratta invece di un quadro assurdo, pieno di suggestioni, ma senza reati.

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