Sanità, Cgil rilancia la mobilitazione: «Mancano medici e infermieri, si smantella il pubblico». Assemblea pubblica a Novara

La sanità piemontese torna al centro dello scontro politico e sindacale. Dopo la proclamazione dello stato di agitazione dei dipendenti dell’ospedale Maggiore da parte di Fp Cgil e Uil Fpl, Cgil Novara e Vco rilancia la vertenza regionale denunciando carenze strutturali e numeri che, secondo il sindacato, raccontano una crisi ormai sistemica: mancano 1.500 medici e 6.000 infermieri, mentre centinaia di migliaia di cittadini rinunciano alle cure.

Una mobilitazione che culminerà nella manifestazione regionale del 23 maggio a Torino, ma che nei territori parte già da metà mese con assemblee, raccolte firme e iniziative pubbliche.

I numeri della crisi

Il quadro tracciato è pesante soprattutto nel territorio novarese: la carenza di personale sfiora i 250 lavoratori, mentre a livello regionale le criticità si allargano: quasi 10.000 professionisti sanitari mancanti tra ospedali e territorio, liste d’attesa che arrivano fino a 18 mesi e 392 mila persone che, nell’ultimo anno, hanno rinunciato a curarsi .

A questi dati si aggiungono le difficoltà sul fronte della non autosufficienza: circa 9.000 persone attendono un posto in Rsa convenzionata e migliaia di famiglie non ricevono sostegni adeguati.

“Strutture senza personale”

Nel mirino della Cgil anche il modello di sviluppo della sanità regionale. «Da una parte si tagliano nastri di strutture realizzate con il Pnrr, dall’altra manca il personale per farle funzionare» è la critica del sindacato.

Il scopo della vertenza insiste su questo punto: non basta costruire Case e Ospedali di comunità, serve personale stabile per renderli operativi.

Cup consultori e salute mentale: le altre criticità

Le difficoltà non si fermano agli organici. Il sindacato segnala ritardi nel funzionamento del Cup, con percorsi non prioritari per i malati cronici, e una rete territoriale in affanno.

In Piemonte mancano circa 120 consultori rispetto agli standard previsti e si registra una carenza di oltre 1.000 operatori nella salute mentale, con servizi spesso insufficienti rispetto alla domanda crescente, soprattutto tra i giovani .

Le richieste alla Regione

La piattaforma rivendicativa è articolata: completamento delle strutture territoriali entro il 2026, assunzioni per colmare le carenze, pieno utilizzo dei posti nelle RSA e aumento della quota pubblica sulle rette fino al 70%.

Tra le richieste anche il potenziamento dei consultori, il miglioramento del CUP e l’applicazione dei contratti nazionali nei servizi in appalto .

Le iniziative sul territorio novarese

La vertenza entra ora nel vivo anche a Novara. Il primo appuntamento è fissato per il 15 maggio alle 18 nell’aula magna dell’ospedale Maggiore, con un’assemblea pubblica aperta alla cittadinanza e la partecipazione di rappresentanti istituzionali, operatori sanitari e associazioni.

Parallelamente partirà la raccolta firme per due leggi di iniziativa popolare – una sulla sanità pubblica e una sulla tutela dei lavoratori negli appalti – e una serie di assemblee nei luoghi di lavoro per monitorare lo stato dei servizi sul territorio.

Verso il 23 maggio

Tutte le iniziative confluiranno nella manifestazione regionale del 23 maggio davanti al grattacielo della Regione Piemonte a Torino, alle 14. Lo slogan scelto è netto: «Quando tutto sarà privato, saremo privati di tutto». Un messaggio che sintetizza la linea della CGIL e che punta a riportare al centro del dibattito il futuro della sanità pubblica piemontese.

LEGGI ANCHE Nuovo ospedale, la prima pietra nell’estate 2027, confermato il cronoprogramma. Ombre sugli esposti

© 2026 La Voce di Novara
Riproduzione Riservata

Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore