Sono 24 le persone coinvolte a vario titolo in un collaudato sistema di false certificazioni per regolarizzare la posizione di stranieri grazie alle norme sull’emersione dal lavoro irregolare. Sono per lo più cittadini cinesi o nordafricani, nei cui confronti la procura di Novara chiede ora il rinvio a giudizio per reati quali falso materiale, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, contraffazione o utilizzo di documenti falsi per soggiornare in Italia. L’udienza preliminare sarà fra qualche settimana e molti degli imputati hanno già annunciato l’intenzione di essere giudicati con riti alternativi come l’abbreviato o il patteggiamento. Qualcuno è attualmente irreperibile, e verrà probabilmente prosciolto per mancata conoscenza del processo.
Tutto è partito dal controllo di un documento presentato allo sportello unico della Prefettura nel giugno del 2021: c’erano parecchie irregolarità. Da lì si sono analizzate altre domande di emersione e alla fine si è verificato che almeno in una ventina di casi c’erano stranieri che avevano pagato soldi per ottenere i documenti. Un lavoro complesso perché gli investigatori hanno dovuto analizzare centinaia di carte e parlare con persone che spesso non conoscono la lingua italiana.
Qualcuno aveva prodotto carte in cui risultava un datore di lavoro già morto. In altri casi c’erano nominativi di persone o codici fiscali di aziende in realtà inesistenti. E dietro a tutto l’abile regia di un cinquantenne italiano che in cambio di denaro – 3, 4, anche 6 mila euro a seconda delle volte – produceva documenti falsi per la regolarizzazione di immigrati. L’indagine era durata parecchi mesi: alla fine, alcuni stranieri sono risultati semplicemente vittime; altri, invece, sono stati indagati essendo emersa la loro consapevolezza di partecipare a un’attività illecita.
Le domande di emersione, quasi sempre legate a contratti per collaboratori domestici, venivano inviate telematicamente all’apposito portale del ministero dell’Interno, che successivamente le smistava alle prefetture competenti per territorio. Dai controlli incrociati con l’Ispettorato del lavoro e l’ufficio Immigrazione della questura sono emerse le anomalie di alcune.







