Nessuno vuole il bar-ristorante del castello: ennesimo bando deserto

Niente da fare, ancora una volta. L’ennesimo tentativo di trovare un gestore per i locali destinati a bar, caffetteria e ristorazione nell’ala sud del castello di Novara si è chiuso senza risultati: il bando, scaduto lo scorso 24 aprile, non ha ricevuto alcuna offerta.

Un esito che conferma una difficoltà ormai strutturale nel dare una funzione stabile a uno spazio considerato strategico per la valorizzazione del complesso monumentale. L’obiettivo, rimasto invariato negli anni, è quello di insediare un’attività capace di integrarsi con la vita culturale del Castello e di diventare un punto di riferimento per visitatori e cittadini. Ma, almeno finora, senza successo.

I locali verrebbero consegnati nello “stato di fatto”: spetterebbe quindi al concessionario farsi carico degli allestimenti, degli arredi e delle finiture, con un investimento iniziale non indifferente.

Una lunga serie di tentativi a vuoto

Quello appena concluso è solo l’ultimo di una serie di bandi andati deserti. Già il precedente avviso, pubblicato a novembre, non aveva raccolto alcuna proposta: la scadenza, inizialmente fissata al 22 dicembre e poi prorogata al 22 gennaio, non era bastata a smuovere l’interesse degli operatori economici.

Una situazione che aveva acceso anche il confronto politico in consiglio comunale, con l’opposizione che aveva sollevato il tema attraverso un’interrogazione, sottolineando le difficoltà nel trovare un gestore per uno spazio ritenuto centrale.

Eppure, in passato, una soluzione sembrava essere stata individuata. La pasticceria Caldarola si era aggiudicata il bando con l’obiettivo di aprire caffetteria e ristorante entro la fine del 2023. Il progetto però si era arenato: nel luglio 2024 l’operatore aveva deciso di ritirarsi, indicando tra le motivazioni le lungaggini legate ai lavori per la pavimentazione della corte interna.

Da quel momento, si sono susseguiti nuovi tentativi per rilanciare l’iniziativa, tutti senza esito.

Canoni ridotti e maggiore flessibilità: ma non è bastato

Nell’ultimo bando la Fondazione aveva provato a rendere più attrattiva la proposta, introducendo un canone progressivo: 12 mila euro il primo anno, 24 mila il secondo e 36 mila euro dal terzo in poi.

La concessione prevista era di sei anni, rinnovabile per altri sei, con la possibilità di rimodulare la durata in base all’entità degli investimenti presentati. Tra le aperture, anche la disponibilità a valutare formule come il “fitto consumato”, per consentire al gestore di compensare parte del canone con gli interventi iniziali.

L’idea era chiara: creare uno spazio vivo, capace di accompagnare e sostenere le attività culturali del Castello, con un’apertura minima di sei giorni su sette – dal martedì alla domenica – e la possibilità di estendere il servizio anche alla fascia serale.

Restavano però alcuni paletti, legati alla tutela del contesto: niente slot machine, niente attività assimilabili a discoteche o utilizzi ritenuti incompatibili con il valore storico e architettonico del complesso.

Un nodo ancora irrisolto

Nonostante le condizioni più flessibili e i tentativi di adattare il bando alle esigenze del mercato, il risultato non cambia: nessun operatore si fa avanti.

E così, quello che dovrebbe essere uno dei punti di forza del castello – un luogo di incontro che dovrebbe essere capace di tenere insieme cultura e socialità – resta ancora senza un pezzo fondamentale, lasciando un vuoto che, a questo punto, pone interrogativi concreti sulla sostenibilità e sull’attrattività complessiva del progetto.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore