La beffa della Tari: Novara premia chi differenzia, la riforma nazionale rischia di cambiare le regole

Il consiglio comunale di Novara approva il nuovo Piano economico finanziario dei rifiuti e le tariffe Tari per il 2026. I numeri parlano di un aumento contenuto, appena lo 0,97% rispetto all’anno precedente, ma il dibattito in aula ha fatto emergere un tema ben più ampio: il futuro della tariffazione puntuale e il rischio che una riforma nazionale finisca per svuotare di significato il principio secondo cui chi produce meno rifiuti e differenzia meglio dovrebbe pagare meno.

A presentare il provvedimento è stata l’assessora al Bilancio Silvana Moscatelli che ha illustrato il nuovo Pef elaborato secondo le ultime disposizioni di Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, cioè l’ente nazionale che definisce le regole economiche e tariffarie dei servizi pubblici, compresa la gestione dei rifiuti.

L’ultima delibera dell’Autorità ha infatti introdotto il terzo periodo regolatorio 2026-2029 e definito le modalità con cui i Comuni devono costruire il Pef del servizio. A Novara il costo complessivo della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti supera i 23 milioni di euro, ma circa 3 milioni vengono assorbiti direttamente dal bilancio comunale attraverso contributi, agevolazioni e altre voci non poste a carico dei contribuenti.

La quota da coprire attraverso la Tari si attesta a 21.822.451 euro nel 2026 e supera i 22,3 milioni nel 2027. Numeri che coinvolgono una platea di 51.534 utenze domestiche e 6.237 attività economiche.

Entrando nel dettaglio, circa 10 milioni riguardano i costi variabili, legati principalmente alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti, mentre oltre 12 milioni sono costi fissi, che comprendono il lavaggio delle strade, la gestione complessiva del servizio e le altre attività necessarie al funzionamento del sistema.

L’effetto finale per cittadini e imprese sarà, dunque, un aumento medio dello 0,97% della Tari. Un incremento decisamente più contenuto rispetto a quello registrato nel 2025, quando le tariffe erano cresciute del 3,5%.

La novità riguarda anche le riduzioni riconosciute ai quartieri coinvolti nella raccolta puntuale. Lo sconto applicato ai residenti subirà infatti una lieve diminuzione: a Pernate e alla Bicoccca sono stati risparmiati 18 mila euro, al Sud compreso il Torrion Quartara 81 mila euro, a Lumellogno, Ovest e San Martino 56 mila euro, a Santa Rita 24 mila euro. Per Sant’Agabio non è ancora possibile effettuare un confronto completo, poiché il nuovo sistema è entrato in funzione soltanto nella seconda metà del 2025.

Per i residenti saranno quindi riconosciute riduzioni comprese tra il 3% e il 5,5%, applicate in modo uniforme a tutti gli abitanti delle zone interessate. Il motivo è semplice: la raccolta puntuale esiste già, ma la tariffa puntuale ancora no.

Ed è proprio qui che si concentra il nodo politico emerso durante la discussione. Da anni Novara sta investendo nella raccolta puntuale, il sistema che consente di misurare i conferimenti e che rappresenta il presupposto tecnico della cosiddetta tariffa puntuale, cioè il principio secondo cui chi produce meno rifiuti indifferenziati paga meno.

Un modello che l’amministrazione ha sempre presentato come il traguardo finale del percorso. «Essere stati tra i primi ad adottare la raccolta puntuale ci dà un vantaggio competitivo – ha spiegato il sindaco Alessandro Canelli –. Oggi siamo la seconda città italiana con la tariffa rifiuti più bassa. Siamo all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e abbiamo sempre detto ai cittadini che chi differenzia di più pagherà meno».

Ma proprio mentre il sistema si avvicina alla piena applicazione, il quadro normativo nazionale rischia di cambiare. Canelli ha infatti richiamato la riforma tariffaria prevista da Arera che entro il 2028 dovrebbe portare al superamento dell’attuale struttura cosiddetta “monomia” per passare a una tariffa “pentanomia”.

In termini semplici, oggi la Tari viene costruita come un’unica tariffa da ripartire tra costi fissi e variabili; il nuovo modello pentanomio, invece, prevede la suddivisione del servizio in cinque diverse componenti di costo, ciascuna con proprie regole di attribuzione.

L’obiettivo dichiarato dall’Autorità è aumentare trasparenza e uniformità a livello nazionale. Secondo la maggior parte dei Comuni, però, il rischio è che una parte crescente dei costi fissi venga obbligatoriamente caricata sulle utenze domestiche, riducendo il peso della componente legata ai comportamenti virtuosi dei cittadini. Tradotto: anche chi differenzia correttamente e produce pochi rifiuti potrebbe vedere ridursi il beneficio economico del proprio comportamento.

«Stiamo discutendo con Arera attraverso l’Anci– ha spiegato il sindaco – perché questa impostazione rischia di mettere in difficoltà molti Comuni che hanno investito nella tariffazione puntuale».

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Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore