Lavori in piazza Martiri, la Soprintendenza fa chiarezza sugli scavi: «Iter di archeologia preventiva su reperti noti»

I lavori per la pedonalizzazione di Piazza Martiri proseguono e, parallelamente all’avvio del cantiere, si chiariscono in modo oggettivo i contorni delle indagini in corso nel sottosuolo. A inquadrare tecnicamente la situazione è la dottoressa Lucia Mordeglia, interpellata in merito alla direzione scientifica che la Soprintendenza sta esercitando sull’area di indagine. L’obiettivo è fare un vero e proprio “fact-checking” su un tema che sta animando il dibattito cittadino: il ritrovamento di antiche mura ha davvero colto tutti di sprovvista bloccando inaspettatamente l’opera?

La risposta è no. «Gli scavi attualmente visibili non sono frutto di scoperte casuali, ma rientrano in un preciso iter di archeologia preventiva. Si tratta di una procedura di legge obbligatoria per tutte le opere pubbliche, allo scopo di garantire l’interesse collettivo per la salvaguardia delle testimonianze archeologiche, che sono patrimonio comune» ha spiegato la responsabile della Soprintendenza. L’ente aveva infatti già in mano una documentazione, basata su puntuali dati d’archivio, che forniva un quadro complessivo e noto del rischio archeologico di Piazza Martiri e dintorni.

«Sulla base di questi documenti, sono stati programmati fin dall’inizio dieci sondaggio di scavo per verificare l’effettiva situazione del sottosuolo» ha aggiunto Mordeglia, precisando un aspetto cruciale per lo sviluppo dell’opera: «Queste verifiche servono ad affinare la progettazione». Il piano di riqualificazione, infatti, è stato concepito fin dalle origini sapendo di dover tenere conto di questa incognita storico-archeologica. Qualora si dovesse incrociare un reperto, ad esempio lungo la linea prevista per un filare di alberi, gli esperti valuteranno l’interesse della struttura, bilanciandolo con le esigenze collettive e urbanistiche. Se il ritrovamento dovesse risultare privo di particolare valore monumentale, si potrà deciderne la rimozione per consentire la piantumazione e rispettare il disegno della piazza previsto dal progetto iniziale. In caso contrario, come prassi nei centri storici, si dovrà rivedere la progettazione sulla base delle rigide esigenze di tutela del patrimonio archeologico. In situazioni simili, come i lavori di restauro del Castello e la realizzazione del vicino parcheggio interrato, l’esecuzione degli scavi si è positivamente conciliata con la realizzazione delle opere, pur con alcune modifiche. 

Questo passaggio conferma l’assoluta fluidità del cantiere e la concreta possibilità che l’estetica finale della piazza possa subire delle varianti in corso d’opera proprio in base alle valutazioni a conclusione delle indagini archeologiche. «L’esecuzione dei sondaggi a ridosso dell’avvio del cantiere è stata concordata con l’amministrazione a distanza ravvicinata tra il progetto di fattibilità e quello esecutivo, per evitare che l’area venisse sottoposta a diverse e frammentate interruzioni» conclude Mordeglia.

A supportare tecnicamente questa delicata fase è una società specializzata di Como, incaricata formalmente di condurre gli scavi in coordinamento con l’assessorato ai Lavori Pubblici e la Soprintendenza. È stato lo stesso assessore, Rocco Zoccali, a ribadire la natura programmata di queste operazioni durante l’ultima commissione consiliare del 10 giugno: «La Soprintendenza ci ha dato una grande opportunità, perché sapevamo di dover fare questi accertamenti. Siamo in attesa di conoscere gli esiti definitivi degli scavi e le relative indicazioni, ma il progetto così come è stato fatto potrebbe subire delle varianti nella sua fase di realizzazione».

Infine, il nodo cruciale delle tempistiche, su cui la politica e i tecnici hanno dovuto fare un’operazione di pragmatismo. Il cronoprogramma ufficiale fissa la durata dei lavori a 240 giorni lavorativi. Tuttavia, calcolando i fisiologici stop del cantiere, le ferie estive, le pause per il maltempo invernale e il tempo strettamente necessario per permettere agli archeologi di completare le loro valutazioni scientifiche sui reperti affiorati, la durata reale dell’opera potrebbe essere diversa. Lo stesso Zoccali ha infatti ammesso  in commissione che «l’orizzonte temporale per la chiusura dei cantieri e la consegna dei due lotti si sposterà, verosimilmente, verso l’anno di durata». Un tempo dilatato ma necessario per restituire a Novara il suo “salotto” storico riqualificato senza cancellarne la memoria sotterranea.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.