Un invito a non trasformare la memoria in una stanca recita, ma a viverla come un impegno quotidiano contro l’indifferenza. Le celebrazioni per l’81° anniversario della Liberazione a Novara si sono distinte per la forza dei messaggi lanciati durante le celebrazioni ufficiali per ricordare che i valori democratici non sono mai conquistati per sempre.
L’allarme di Canelli: «La libertà si perde con l’indifferenza, non stiamo sul divano»
Il sindaco Alessandro Canelli, ha aperto il suo intervento con una provocazione sincera: «A 81 anni dai fatti, ci si deve chiedere se questa celebrazione sia ancora viva o se, forse, qualcuno stia solo recitando una parte». Il primo cittadino ha spostato l’attenzione sui pericoli moderni per la democrazia. «La libertà – ha ricordato Canelli – non si perde solamente a causa dell’arrivo di nuovi tiranni, ma può svanire silenziosamente per colpa dell’indifferenza».
Il riferimento esplicito è stato al crollo dell’affluenza alle urne registrato negli ultimi anni. «Ogni scheda elettorale in meno, rappresenta un pezzo di democrazia che si assottiglia. La Resistenza non è stata fatta per permetterci di rimanere a casa sul divano a lamentarci. La Costituzione, nata da una ferita profonda, impone di rimuovere gli ostacoli legati alla povertà economica ed educativa, ma richiede anche responsabilità e partecipazione attiva, curando la Repubblica giorno per giorno» ha ribadito Canelli.
Pietro Palmieri: «Mai dare la libertà per scontata»
A fargli eco è stato il consigliere provinciale Pietro Palmieri, che ha inquadrato il 25 aprile come «la festa di tutti gli italiani che si riconoscono nella Costituzione nata dalla Resistenza». Palmieri ha voluto rimarcare in particolare l’attualità del dettato costituzionale che «ripudia la guerra come strumento di offesa, un passaggio fondamentale guardando a ciò che sta succedendo oggi negli scenari internazionali».
Un intervento, quello di Palmieri, che ha assunto un fortissimo valore simbolico e “riparatore”. Le sue parole hanno infatti restituito onore e dignità all’ente provinciale, spazzando via l’imbarazzo e ricucendo lo strappo istituzionale dopo le pesanti contestazioni che avevano travolto il discorso del consigliere Mauro Gigantino, che avevano indignato la piazza l’anno scorso.
Il consigliere ha poi concluso: «Il 25 aprile oggi serve a ricordare chi siamo e chi non vogliamo essere» ricordando come «oggi vogliamo continuare a trasmettere ai ragazzi e alle ragazze la memoria di quanto è avvenuto e che gli ideali di libertà non sono mai scontati, soprattutto guardando a quello che oggi sta succedendo nel mondo».
La lezione della Storia: l’Ossola e il sacrificio per l’Europa
A chiudere il cerchio è stato l’intervento di Isabella Insolvibile, membro del comitato scientifico dell’Istituto Ferruccio Parri. La studiosa ha ricordato come i presidi culturali e le associazioni siano la vera roccaforte della nostra identità di Repubblica democratica e antifascista.
Insolvibile ha analizzato la complessità del periodo storico: «la Resistenza fu liberazione, ma anche una dolorosa guerra civile contro quegli italiani che decisero di collaborare con i nazisti massacrando civili inermi» e ha aggiunto «fu inoltre una guerra di classe per l’emancipazione e la vera matrice dell’Europa unita, sognata già a Ventotene da uomini capaci di guardare oltre le sbarre del carcere e alle onde del mare che li circondava».
«La Resistenza – ha concluso Insolvibile – è stata un fenomeno umano fatto di carne e ossa: nelle loro lettere prima di essere condannati a morte, i giovani si scusavano per le ragazzate, non per aver scelto la via della libertà».







