Dopo 18 anni rinasce il Museo archeologico: il castello di Novara diventa hub culturale

Un’attesa lunga diciotto anni, culminata nel tanto desiderato taglio del nastro. Questa mattina il castello di Novara ha aperto le porte alla storia millenaria della città inaugurando il nuovo Museo archeologico rimasto chiuso negli scatoloni per quasi vent’anni dopo lo smantellamento delle vecchie sale al Broletto. Un percorso innovativo, arricchito da postazioni tridimensionali e soluzioni multimediali, che non si limita a esporre i reperti, ma ambisce a trasformare la fortezza nel vero e proprio cuore pulsante e “hub culturale” di Novara.

Il sindaco Canelli: «Restituiti alla città 400 reperti storici»

A fare gli onori di casa è stato il sindaco Alessandro Canelli, che ha sottolineato l’importanza del traguardo raggiunto al termine di un iter estremamente lungo e articolato. Il primo cittadino ha spiegato come «un rigoroso lavoro di coordinamento scientifico ha permesso di restituire alla comunità un tesoro rimasto per troppo tempo nascosto: si tratta di un immenso patrimonio di circa 1.900 reperti che in questi anni erano stati “parcheggiati” nei depositi di Biandrate. Di questi, poco più di 400 sono stati accuratamente selezionati dal comitato scientifico per essere esposti al pubblico».

L’opera, sostenuta anche da un 30% di cofinanziamento, rappresenta un passaggio cruciale per l’amministrazione. «Il nostro obiettivo è costruire un grande polo culturale al castello – ha dichiarato Canelli –. Mancano ancora delle cose che cercheremo di portare a termine, ma questo è un passaggio importante perché il museo conferisce un’attrattività nettamente maggiore alla struttura, trasformandola nel centro nevralgico dove verranno organizzati gli eventi cittadini». Un plauso al lungo lavoro di squadra è arrivato anche dall’assessore alla Cultura Luca Piantanida, che ha voluto rivolgere un ringraziamento speciale a tutte quelle persone che «hanno lavorato nell’ombra» per anni pur di rendere possibile questa giornata.

Un museo vivo per le nuove generazioni

«Il nuovo museo non sarà un semplice contenitore di antichità polverose» ha ribadito con forza l’assessora regionale Marina Chiarelli, evidenziando il ruolo della regione nell’intercettare i fondi europei e programmare le linee strategiche che ricadono positivamente sui territori.

La riapertura di un museo, secondo Chiarelli «non fornisce solo uno spazio espositivo, ma restituisce un luogo vitale di aggregazione di cui la città ha estremo bisogno. Una valida alternativa anche per le politiche giovanili: i musei di oggi non devono essere vissuti come luoghi silenziosi, ma come spazi in continuo movimento, ambienti culturalmente stimolanti pronti a sviluppare nuove progettualità e a ospitare eventi per le nuove generazioni».

Radici e futuro: la sinergia con la Soprintendenza

Sulla stessa lunghezza d’onda Maurizia Rebola, presidente della Fondazione Castello, che ha ricordato come il polo storico stia finalmente prendendo vita e forma grazie a un grande impegno organizzativo, con un’attenzione particolare alla didattica e all’innovazione. «Questo museo ci permette di radicare il passato con la contemporaneità – ha commentato Rebola –. Spero che diventi un punto di riferimento saldo per famiglie, scuole e ragazzi, perché senza memoria e radici non si può parlare di futuro». La presidente ha poi sottolineato il bisogno di lavorare a stretto contatto con la Soprintendenza, impegnandosi a proseguire in questa direzione.

Un invito colto immediatamente dal soprintendente Federico Marello, che ha giustificato i tempi lunghi della realizzazione con la complessità oggettiva dei lavori e le scelte non facili affrontate in cantiere. Marello ha assicurato che si sta già lavorando in prospettiva: «L’inaugurazione odierna rappresenta infatti solo il primo tassello di un museo destinato a crescere, con l’obiettivo di integrare ulteriori materiali sotto la tutela della Soprintendenza e dare la massima evidenza possibile a tutto il patrimonio archeologico novarese».

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.