Detenuti in messa alla prova, l’ostacolo della casa. Spilinga (Pd): «Così disperdiamo percorsi virtuosi»

Una delegazione del PD in visita al carcere di Novara

Un percorso rieducativo affrontato con fatica e successo tra le mura del carcere che finisce per infrangersi contro un ostacolo burocratico e materiale: la mancanza di un domicilio. È questo il cuore del problema sollevato in consiglio comunale dalla consigliera del Partito Democratico Cinzia Spilinga, che con un’interrogazione ha acceso i riflettori sulle soluzioni abitative destinate ai detenuti idonei alle misure alternative alla detenzione, come la semilibertà o la messa alla prova.

A fare il punto sulle azioni dell’amministrazione è stata l’assessora alle Politiche Sociali Teresa Armienti. Sul fronte istituzionale, l’esponente della giunta ha chiarito che in città non è ancora stato istituito il consiglio d’aiuto sociale (Cas). Pur confermando la massima disponibilità del Comune a farne parte, l’assessora ha ricordato che tale organo non è presieduto da figure dell’amministrazione e la sua attivazione non può prescindere dalla partecipazione formale di tutti i soggetti previsti dalla normativa.

Entrando nel merito delle soluzioni abitative, Armienti ha precisato che attualmente «non sono previste abitazioni da destinarsi in via esclusiva ai detenuti in messa in prova». La legge, del resto, parla chiaro: per accedere a questa misura, il tribunale richiede che la persona condannata abbia a disposizione un luogo fisico, stabile e sicuro, dove risiedere durante l’esecuzione della pena.

L’amministrazione, tuttavia, non è ferma. «Sul territorio novarese sono attive diverse soluzioni di cohousing destinate a uomini in condizioni di fragilità, che includono anche soggetti in affidamento in prova» ha spiegato l’assessore ricordando in particolare una delibera di giunta del 2021 con cui il Comune ha sostenuto la cooperativa Gerico per le unità di housing sociale di via Ansaldi, pensate per ex detenuti, studenti, padri separati e persone in fase di reinserimento post-comunità.

Una fotografia dell’esistente che però non ha soddisfatto i banchi dell’opposizione. Nella sua replica, Spilinga ha portato in aula la voce degli educatori e dei lavoratori penitenziari, che quotidianamente assistono al paradosso di percorsi virtuosi bloccati proprio dall’impossibilità di trovare un alloggio. Per l’esponente dem «scontrarsi con questo muro di gomma rende del tutto vana l’esperienza di rieducazione del condannato, sprecando non solo l’impegno del singolo, ma anche il duro lavoro degli operatori all’interno di un luogo complesso come il carcere».

La consigliera del Pd ha quindi spronato l’amministrazione a fare uno sforzo ulteriore, uscendo dal perimetro delle azioni già in campo. L’idea lanciata da Spilinga è quella di un ruolo più proattivo da parte delle istituzioni pubbliche che potrebbero attivare nuove reti con i privati o proporsi direttamente come garanti per incentivare i proprietari di case sfitte a mettere a disposizione i propri immobili: «Certamente l’attivazione delle reti attuali è un fatto positivo, ma la carenza generale di luoghi per le persone in necessità impone all’amministrazione di impegnarsi di più, per non disperdere la funzione costituzionale della pena» ha concluso la consigliera.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.