Non un semplice laboratorio, ma un luogo da costruire insieme. Un “castello” aperto alla città, alle famiglie, agli educatori e soprattutto ai bambini, chiamati non soltanto a partecipare, ma a immaginare il futuro di uno spazio culturale condiviso. È questo il senso de “Il Castello immaginato”, progetto promosso da Fondazione Castello di Novara insieme a Fondazione Comunità Novarese e all’associazione CreAttivi – officina di idee, presentato negli spazi della Rocchetta del castello visconteo sforzesco.
«La Rocchetta è la parte più antica del Castello e oggi viene offerta alla comunità – ha spiegato Silvia Godio della Fondazione Castello -. Un luogo che si apre agli interlocutori del futuro: famiglie, bambini ed educatori. Vogliamo che diventi un centro culturale costruito insieme».
Al centro del progetto c’è il tema educativo, affrontato non solo come attività didattica ma come investimento sociale e culturale. Lo ha sottolineato Davide Maggi, presidente della Fondazione Comunità Novarese, che ha richiamato anche alcuni dati Istat sulla povertà educativa: il 27% dei genitori non ha mai partecipato a un evento culturale, il 37% dei minori vive in case senza libri o con meno di 25 volumi, il 42,7% non ha accesso al tempo pieno scolastico e il 35,5% non pratica attività sportiva. A questo si aggiungono difficoltà legate all’inclusione scolastica e alla fiducia nel futuro.
«Mi viene in mente il Castello di Kafka, qualcosa di enigmatico e chiuso – ha detto Maggi -. Le istituzioni spesso sembrano così: luoghi difficili da conquistare, che non dicono mai apertamente di no ma nemmeno si fanno davvero attraversare. Questo progetto invece vuole fare l’opposto: aprire uno spazio che metta al centro bambini, famiglie e comunità. Non più un castello chiuso, ma un’agorà culturale in cui immaginare insieme un progetto di vita».
L’idea è quella di trasformare la città stessa in un’aula educativa diffusa. Davide D’Agosta di CreAttivi ha spiegato come il progetto pilota abbia coinvolto sette alunni della classe 5B della scuola Santa Rita, guidati dalla maestra Elena Colombo, in un percorso tra Broletto, Galleria Giannoni, Parco Boroli e Teatro Coccia. «Non vogliamo limitarci ai laboratori – ha spiegato – ma creare relazioni e continuità. Questo spazio deve rimanere aperto e dialogare con tutti i soggetti culturali che vivono il Castello».
Un percorso che parte dall’ascolto dei più piccoli. «Abbiamo iniziato chiedendo ai bambini quali fossero i loro desideri – ha raccontato Raffaella Pasquale di CreAttivi -. Il disagio infantile oggi è molto diffuso ma spesso invisibile. Noi lavoriamo già nei primi mille giorni della materna. Questo spazio è volutamente vuoto perché deve essere costruito insieme, anche con artisti e associazioni, per sviluppare un pensiero più immaginifico e fare cose che qui non sono mai state fatte».
Alla presentazione è intervenuto anche il sindaco di Novara Alessandro Canelli, che ha parlato di una società «malata» davanti ai dati crescenti su gioco d’azzardo, Neet, consumo di sostanze, alcol e psicofarmaci, oltre al calo della lettura. «Bisogna reagire – ha detto – e questi progetti indicano una direzione giusta, dove cultura ed educazione diventano strumenti fondamentali. Sarebbe bello che questo luogo diventasse per i bambini un hub simile a quello che Nova rappresenta per altri ambiti».
Il primo appuntamento del progetto si è svolto sabato 23 maggio con un incontro curato da CreAttivi e con l’intervento di Lorena Giuranna, responsabile del Dipartimento Educazione del Museo MA*GA di Gallarate, che ha raccontato esperienze e modelli di coinvolgimento dei più piccoli attraverso l’arte. Il prossimo appuntamento formativo è già fissato per il 12 settembre con Antonio Catalano, scrittore, attore e “poeta della meraviglia”.








