Raccontare la guerra attraverso le immagini oggi è un’impresa complessa, sospesa tra l’urgenza della testimonianza diretta e la necessità di attestare la veridicità in un sistema inquinato da propaganda e fake news: tradizionalmente considerata una prova inconfutabile, l’immagine è oggi diventata un’arma della guerra dell’informazione. Dobbiamo poi fare i conti con l’assuefazione alle rappresentazioni di guerra, che si esprime come una forma di anestesia emotiva e normalizzazione dell’orrore, dove la saturazione mediatica trasforma la sofferenza umana in uno spettacolo consumabile.
Se non vogliamo fermarci ad una percezione superficiale e scenografica dei drammi vissuti da altri, Fabio Pusterla ci invita a preservare memoria e a cogliere il senso profondo della realtà attraverso la parola poetica e la rinuncia all’immagine.
L’occasione è lo sterminio dei civili causato dalle bombe sganciate in Iraq durante la guerra del 2003, uno dei punti di rottura della geopolitica contemporanea e che continua ad essere un instabile scenario regionale
Senza immagini
Avendo da anni deciso felicemente
di rinunciare alla televisione non vedremo
la danza delle bombe su Bagdad su Bassora sui resti
di quello che un tempo fu il centro del mondo.
Non vedremo le facce gravi dei potenti
le smorfie eroiche degli inviati speciali
le scene raccapriccianti di macelli e di fuoco. No, grazie,
rinunceremo allo spettacolo. Alla festa.
Davanti alla radio, in silenzio,
potremo guardare nel vuoto, immaginare
quel che si può immaginare, troppo poco.
Senza immagini
tutto sarà più chiaro, più tremendo.
F. Pusterla, Folla sommersa, 2004







