Mentre il tempo scorre inesorabile verso la scadenza di gennaio per i 140 lavoratori dichiarati in esubero dalla Radici Chimica, il dibattito si infiamma non solo ai tavoli delle trattative, ma anche sul fronte istituzionale. A sganciare una vera e propria bomba mediatica è stata nelle scorse ore l’UGL, attraverso una durissima lettera aperta firmata dal segretario dei chimici Maurizio Nieli e dal segretario generale provinciale Giuseppe Lentini.
Il documento accende i riflettori su quello che il sindacato ha definito «l’inquietante e assordante silenzio della politica parlamentare novarese di fronte alla più grave crisi industriale del territorio». E lo fa puntando l’indice, senza mezzi termini e in maniera frontale, contro i pesi massimi del centrodestra locale eletti a Roma.
L’affondo contro Fratelli d’Italia e Lega
Dopo aver riconosciuto al consiglio comunale di Novara il merito di essersi mosso all’unanimità per sostenere la causa dei lavoratori attivando l’apposita commissione, l’UGL ha spostato il mirino sull’immobilismo dei palazzi romani. Il primo a finire sul banco degli imputati è il senatore novarese Gaetano Nastri, esponente di vertice di Fratelli d’Italia. Il sindacato gli rimprovera «un atteggiamento di totale estraneità alla vertenza», sottolineando come «non abbia speso una sola parola né mosso un dito, ignorando di fatto la sorte di oltre cento famiglie della sua stessa città come se il problema non lo riguardasse minimamente».
Altrettanto pesante è l’accusa rivolta all’onorevole leghista Alberto Gusmeroli, che alla Camera dei Deputati ricopre il ruolo di presidente della commissione Attività Produttive. L’UGL denuncia di avergli recapitato un dossier completo e dettagliato sulla crisi in corso al polo chimico, senza tuttavia «aver mai ricevuto alcun riscontro istituzionale o segnale di presa in carico del problema», accusandolo di «ignorare apertamente il grido d’allarme lanciato dai dipendenti».
Gli eredi della Cisnal elogiano il Pd
L’aspetto politicamente dirompente di questo comunicato risiede proprio nell’identità storica e culturale di chi lo ha scritto. L’UGL, nata nella sua forma attuale a metà degli anni Novanta, è infatti l’erede diretta della storica Cisnal, la confederazione sindacale fondata nel 1950 come espressione del sindacalismo nazionale e corporativo. Una sigla da sempre legata a doppio filo all’evoluzione della destra italiana, dal Movimento Sociale ad Alleanza Nazionale, e oggi considerata l’anima sindacale per eccellenza più vicina all’area di governo guidata da Giorgia Meloni.
Vedere un’organizzazione con questa matrice attaccare a testa bassa i massimi esponenti parlamentari di Fratelli d’Italia e Lega nel Novarese restituisce l’esatta misura della gravità della situazione e della frustrazione che si respira fuori dai cancelli dell’azienda. Un paradosso che si completa e si amplifica nella parte finale della missiva.
L’UGL, infatti, riconosce come unico segnale di attenzione concreta l’azione di un deputato dell’opposizione di centrosinistra. I ringraziamenti ufficiali della segreteria vanno a Federico Fornaro, parlamentare del Partito Democratico eletto nel collegio piemontese, al quale viene riconosciuto il merito di «aver presentato un’apposita interrogazione per costringere il Governo e il Ministero competente ad assumersi la responsabilità della vertenza Radici Chimica».
La chiosa del sindacato suona come un appello amaro e ultimativo. L’UGL chiede ai parlamentari della maggioranza di «uscire dal loro torpore e di attivarsi immediatamente ai tavoli ministeriali prima che l’orologio della procedura di licenziamento scocchi la sua ultima ora a gennaio». Un promemoria severo per ricordare che la politica non può presentarsi a difendere il tessuto manifatturiero locale soltanto quando si aprono le urne elettorali.







