Condannato a 18 mesi “lo zio” che spacciava nei boschi di Borgomanero

Tutti lo conoscevano con un soprannome, «lo zio». Veniva contattato al telefono dai consumatori della zona che, dopo aver ordinato qualche dose, andavano nel luogo concordato. Lo spacciatore usciva dalla fitta vegetazione per la consegna, un po’ come avviene in tante piazze di spaccio nei boschi novaresi, da quelli dell’Ovest Ticino, Oleggio e Pombia in particolare, a quelli dell’Est Sesia. Un’azione lampo, di pochi secondi, quella monitorata dai carabinieri in borghese nell’ottobre dello scorso anno alla periferia sud di Borgomanero, in zona cascina Barbarana, al confine con Cureggio.

Lì avevano fermato il giovane di origine marocchina A.S., 27 anni: aveva tentato inutilmente la fuga ma non vi era riuscito, a differenza di altri connazionali presenti sul posto, scampati alla cattura. Processato per quell’arresto in flagranza, è stato condannato a 1 anno e 6 mesi di reclusione e 3 mila euro di multa, con la condizionale. Il giudice ha disposto anche la confisca della droga sequestrata e l’espulsione dal territorio dello Stato italiano una volta scontata la pena. Il giovane è stato invece assolto dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, perché non è emersa prova di un’aggressione ai militari ma soltanto un tentativo di scappare.

L’8 ottobre 2025 i carabinieri avevano intercettato sul nascere la consegna di hashish a un sessantenne consumatore che arrivava da Grignasco a Borgomanero proprio in cerca dello «zio». Al ventisettenne erano state sequestrate dosi di cocaina, eroina e hashish, a testimonianza che il gruppo di pusher al lavoro in quella zona era in grado di accontentare ogni genere di richiesta.

Il suo difensore aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che non vi fosse prova che la persona contattata al telefono per gli acquisti di stupefacente fosse proprio l’imputato, visto che la cessione non si era completata, ed era stata bloccata sul nascere.

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