Mercato coperto, ottant’anni di storia e da trenta senza un’idea

Il Mercato coperto di viale Dante di Novara è storico. Adesso lo certifica anche la Regione Piemonte. Del resto sarebbe stato difficile sostenere il contrario per una struttura inaugurata nel 1939, che da più di ottant’anni occupa uno spazio importante della città e che appartiene alla memoria di generazioni di novaresi.

Il problema è che essere un luogo storico e riuscire ancora a essere un mercato sono due cose molto diverse. E il comunicato con cui il Comune celebra l’ingresso del Mercato coperto nell’elenco regionale dei luoghi storici del commercio sembra dimenticare proprio questo particolare.

Si parla di «importante risultato», di un mercato che avrebbe conservato «la propria funzione e il proprio carattere», della volontà di continuare a investire sulla sua capacità di essere «un luogo vivo, attrattivo e al servizio della città». Parole che lette da chi il Mercato lo frequenta oggi – e soprattutto da chi ricorda che cosa fosse venti, trenta o quarant’anni fa – provocano quanto meno un certo straniamento.

Perché la memoria dei novaresi non si cancella con un timbro in Regione. Il Mercato coperto è da anni un luogo in profonda difficoltà, con una parte enorme degli spazi ormai vuota, un’offerta commerciale ridotta ai minimi termini, tranne alcuni pochi operatori storici, soprattutto nel settore alimentare, che continuano ostinatamente a rappresentare ciò che quel luogo è stato e, forse, potrebbe ancora essere. Il comparto dei generi vari, invece, restituisce da tempo l’immagine di un luogo che ha perso progressivamente funzione e attrattività.

Eppure le potenzialità sono enormi. Posizione, dimensioni, architettura, parcheggi, vicinanza al centro storico: il Mercato Coperto possiede caratteristiche che molte città probabilmente vorrebbero avere a disposizione.

Quello che è mancato è un progetto. E non da ieri.

Negli ultimi venticinque7trent’anni si sono succedute amministrazioni di colore diverso, interventi, annunci, tentativi di rilancio e iniziative più o meno episodiche. Sono stati organizzati eventi, sono state coinvolte associazioni di categoria, si è cercato in più occasioni di riportare persone dentro i padiglioni. Ma non è mai arrivata una strategia capace di rispondere alla domanda fondamentale: che cosa deve essere oggi il Mercato Coperto di Novara?

Non si può nemmeno scaricare tutta la responsabilità sul Comune. Da almeno vent’anni una parte degli operatori denuncia problemi e difficoltà, spesso reali, ma troppo frequentemente il confronto si è trasformato in una lunga delega all’amministrazione pubblica: il Comune deve sistemare, promuovere, organizzare, attrarre clienti, trovare soluzioni. Un mercato, però, non può essere rilanciato soltanto da Palazzo Cabrino. Servono imprenditori disposti a mettersi in gioco, una proposta commerciale riconoscibile e una regia comune che finora è mancata.

Il risultato è stato un continuo passaggio di responsabilità mentre i padiglioni si svuotavano. E non è neppure vero che sul Mercato coperto non siano mai stati spesi soldi. Tra il 2013 e il 2015 la struttura fu interessata da un’imponente opera di recupero e riqualificazione, con un investimento di diversi milioni di euro. Più recentemente sono stati realizzati altri interventi: ancora nel luglio scorso il Comune annunciava il nuovo impianto di raffrescamento, il rafforzamento dell’impianto elettrico e l’installazione di porte automatiche.

Tutto utile. Ma dopo anni dovrebbe essere ormai evidente che il problema del Mercato coperto non si risolve cambiando le porte o raffrescando i padiglioni.

È un problema di identità. La struttura va ripensata nel suo complesso. Forse mantenendo e rafforzando la vocazione alimentare, forse affiancandole ristorazione, produzioni locali, artigianato, eventi, cultura, servizi o formule commerciali nuove. Le possibilità possono essere molte e devono essere discusse con chi conosce il commercio e con chi è disposto a investirci. Ma continuare a conservare un contenitore sempre più vuoto aspettando che qualcosa accada non è una politica di rilancio.

Lo dicono tutti da anni. Nessuno, finora, è riuscito a farlo.

Per questo il riconoscimento regionale è una buona notizia soltanto se rappresenta un punto di partenza. Non lo è se diventa l’ennesima occasione per raccontare come successo ciò che successo non è.

Tra l’altro, almeno allo stato attuale, l’iscrizione nell’elenco dei luoghi storici del commercio non porta automaticamente nelle casse del Comune risorse da investire sul mercato. La legge regionale che ha introdotto questa disciplina stabilisce espressamente che dal provvedimento non derivano nuovi o maggiori oneri per il bilancio della Regione. Se in futuro il titolo consentirà di partecipare a bandi o intercettare specifiche opportunità, tanto meglio. Ma oggi non c’è alcun tesoretto collegato alla targa di mercato storico.

Resta dunque il riconoscimento. Storica è certamente l’architettura, con i suoi caratteristici padiglioni e gli archi realizzati alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Storico è il ruolo che il mercato ha avuto nella vita economica e sociale della città. Storici sono alcuni dei commercianti che hanno resistito mentre intorno le serrande si abbassavano.

Ma la storia racconta quello che un luogo è stato. Non garantisce quello che sarà. Ed è esattamente questo il problema che Novara continua a non risolvere.

Il Mercato coperto non ha bisogno che qualcuno gli certifichi un passato glorioso: quello i novaresi lo conoscono già. Ha bisogno che Comune, commercianti e associazioni decidano finalmente quale futuro dargli.

Possibilmente prima che, del mercato storico, rimanga soltanto la storia.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore