Rinvio rinvio a giudizio con processo fissato il prossimo 13 novembre davanti alla Corte d’Assise. L’ha disposto oggi il gup di Novara per la coppia di genitori borgomanerese arrestata in aprile in Svizzera per maltrattamenti ai danni del figlioletto di sette mesi, che era morto in ospedale nel novembre di due anni fa. Estradati a giugno, ora sono in carcere e finora la misura cautelare è stata confermata in tutte le sedi. L’ha confermata anche ieri il giudice, respingendo la richiesta di revoca o sostituzione coi domiciliari avanzata dai legali. D.V. (classe 1998) e M.C. (classe 1999), entrambi residenti a Borgomanero, sono accusati di maltrattamenti e lesioni ma anche di violazione del provvedimento del giudice e sottrazione di minore, l’altra figlia nei cui confronti il tribunale per i minorenni di Torino aveva disposto l’affidamento.
I difensori avevano chiesto il non luogo a procedere. E puntavano a togliere l’aggravante della morte come conseguenza non voluta dei maltrattamenti. Secondo gli avvocati Lorenzo Sozio e Leopoldo Catena è il punto più delicato dell’intero procedimento. A loro modo di vedere la morte del piccolo di sette mesi è e resta una tragedia immensa. Ma proprio per questo deve essere accertata con rigore, senza scorciatoie emotive e senza sovrapporre il dolore alla prova scientifica. «Non chiediamo un giudizio mediatico – dichiarano – ma un accertamento fondato sugli atti e sulla scienza. La tragedia non può diventare automaticamente una responsabilità dolosa aggravata, soprattutto quando lo stesso giudice cautelare ha già escluso il collegamento causale tra i lividi per presunte percosse e il decesso».
Al centro dell’inchiesta, la morte del figlio neonato J.D., nato nel marzo 2024 e deceduto il 14 novembre dello stesso anno a soli sette mesi. Secondo quanto emerso dagli accertamenti medico-legali e autoptici, il bambino sarebbe stato sottoposto, nei giorni e nelle ore precedenti al decesso, a ripetuti traumi contusivi al capo e a una forte compressione toracico-vertebrale. Lesioni incompatibili con cause accidentali o naturali e riconducibili, invece, a condotte violente.
La morte è stata attribuita a un’insufficienza respiratoria acuta in un contesto asfittico, verosimilmente collegato ai traumi subiti. Agli indagati viene contestato anche il reato di lesioni personali pluriaggravate per precedenti episodi. Nell’aprile 2024 il neonato era stato ricoverato per oltre venti giorni all’ospedale di Borgomanero con diffuse ecchimosi e una frattura scomposta della clavicola sinistra.
Le spiegazioni fornite dai genitori, risultate discordanti, sono state giudicate inattendibili, mentre le perizie hanno attribuito le lesioni a cause traumatiche. L’inchiesta riguarda inoltre la sottrazione della figlia primogenita, nata nel novembre 2022, e l’elusione di provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Nel luglio 2025 la coppia si era resa irreperibile, rifugiandosi in Svizzera con la bambina per sottrarsi a un’ordinanza del Tribunale per i Minorenni di Torino che ne disponeva il collocamento in una struttura protetta o in affido.
Per le difese si tratta di un quadro assurdo, pieno di suggestioni, ma senza reati.
L’indagine è stata chiusa anche per i genitori di entrambi, i quattro nonni del piccolo, accusati solo di aver ostacolato il lavoro dei servizi sociali per consentire alla coppia di recarsi nel paese elvetico assieme all’altra figlia: per loro, però, non c’è urgenza di celebrare il processo, che seguirà le vie ordinarie.








