Poliambulatorio di Oleggio, Rossi attacca sui ritardi, la Regione si difende con la burocrazia

Il futuro della sanità territoriale nel quadrante nord della provincia di Novara si è trasformato, ancora una volta, in un acceso terreno di scontro politico. Al centro del dibattito c’è il tanto atteso nuovo poliambulatorio di Oleggio, un’opera ritenuta cruciale per la comunità, ma i cui tempi di realizzazione appaiono ancora drammaticamente lunghi. A innescare la miccia è stato il consigliere regionale del Partito Democratico, Domenico Rossi, che ha puntato il dito contro lo stallo dell’opera. A stretto giro è arrivata la replica dell’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, che ha fatto chiarezza sulle coperture finanziarie e sul cronoprogramma.

L’affondo di Rossi: «Annunci elettorali e zero tempi certi»

L’attacco dell’esponente dem è partito da lontano, ricordando la presentazione pubblica del progetto avvenuta nel marzo del 2024 al Teatro cittadino, alla presenza dei vertici dell’Asl Novara e della giunta. Rossi ha sottolineato come «a due anni di distanza da quella che definisce una passerella elettorale, manchi ancora la sottoscrizione dell’accordo di programma tra Stato e Regione». Il consigliere ha preso atto che «il finanziamento statale risulta sufficiente e che non servirà intaccare fondi regionali alternativi», ma ha fatto i conti in tasca alla burocrazia: «tra i vari passaggi progettuali e le procedure di gara, si stima che serviranno non meno di quattro anni solari soltanto per arrivare all’aggiudicazione dei cantieri» ha spiegato.

L’accusa mossa all’amministrazione piemontese è dunque di natura politica e organizzativa. «Pur riconoscendo la bontà e l’ambizione del progetto che accorperà in un’unica sede svariate specialità mediche attualmente dislocate altrove» Rossi ha imputato a chi governa la sanità da oltre otto anni «una cronica mancanza di programmazione e di concretezza», chiedendo a gran voce «la stesura di un calendario credibile per i cittadini».

La replica della Regione: i fondi ci sono, l’iter è di legge

A rispondere punto su punto alle perplessità sollevate è stato l’assessore regionale Federico Riboldi, confermando l’inserimento dell’opera nella delibera del 25 luglio 2023 e chiarendo l’assetto economico: «il costo totale ammonta a 5 milioni di euro, coperti per il 95% (4,75 milioni) dallo Stato e per il restante 5% (250mila euro) dalle casse regionali» si legge nella risposta. Proprio in virtù di questa totale copertura, Riboldi ha certificato che «non sarà necessario attingere ad altri tesoretti o modalità di finanziamento».

Sul fronte dei ritardi, l’assessorato ha precisato che «la procedura amministrativa per la firma del nuovo accordo di programma è formalmente in corso» e che «l’Asl di Novara ha già provveduto a trasmettere al ministero il necessario studio di fattibilità per avviare le valutazioni». Le tempistiche fiume, secondo quanto precisato dalla Regione, «non dipendono da una mancata programmazione locale, ma dalle strette maglie della normativa in materia di edilizia sanitaria. A seguito della firma dell’accordo, infatti, la legge concede all’Azienda sanitaria trenta mesi per presentare il progetto appaltabile, a cui si sommeranno ulteriori diciotto mesi (a partire dal Decreto ministeriale) per chiudere l’aggiudicazione dei lavori» ha spiegato Riboldi in aula.

Servizi accentrati, ma i tempi sono ancora lunghi

Nel migliore degli scenari possibili, quindi, trascorreranno non meno di quattro anni soltanto per assegnare l’appalto di un edificio che avrebbe il merito di riunire sotto un unico tetto innumerevoli specialità attualmente relegate nel vecchio stabile di via Gramsci. Il piano, infatti, prevede di accorpare in un solo polo i reparti di ginecologia, cardiologia, diabetologia e neurologia, affiancati dagli ambulatori di oculistica, odontoiatria, ortopedia, otorinolaringoiatria e pneumologia, senza dimenticare i servizi infermieristici e quelli legati alla radiodiagnostica.

«Un hub d’eccellenza sulla carta, che però rischia di rimanere tale ancora a lungo» è l’affondo finale di Rossi che ha accusato la giunta di essere «abilissima negli annunci a favore di telecamera, ma drammaticamente carente in fatto di programmazione pragmatica e concretezza».

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