Divieto di consumo al banco di cibi e bevande, Confcommercio insorge

Il ministero dell’Interno, con una circolare del 24 aprile 2021, è intervenuto per esplicitare alcuni aspetti contenuti nel decreto legge del 22 aprile. Come è noto, sul tema della ristorazione è previsto, in zona gialla, lo svolgimento delle attività dei servizi con consumo al tavolo all’aperto, nei limiti dell’orario in cui non vige il coprifuoco. La circolare specifica che fino al 31 maggio per gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, il servizio al banco sarà possibile solo in presenza di strutture che consentano la consumazione all’aperto.

Un chiarimento che ha provocaro l’insurrezione di Confcommercio: «Si tratta di un’interpretazione che nessuno si aspettava – spiega Massimo Sartoretti, presidente di Fipe Alto Piemonte – considerando che il decreto non esclude espressamente il consumo al banco ma, al contrario, ha voluto specificare con quali modalità può avvenire il consumo al tavolo (esclusivamente all’esterno fino al 31 maggio). D’altra parte, dopo 14 mesi di blocco delle attività di ristorazione, almeno l’aspettativa di una regolamentazione puntuale non dovrebbe essere tradita: in zona gialla i bar hanno sempre avuto la possibilità di effettuare la somministrazione al banco anche in virtù del fatto che si tratta di un consumo veloce, che non implica una lunga permanenza all’interno degli esercizi».

 

 

«E’ un attacco al modello di offerta del bar italiano – conclude Sartoretti – che si differenzia da quelli degli altri Paesi proprio perché basato sul consumo al banco. Un provvedimento punitivo ingiustificato anche sotto il profilo scientifico sui rischi sanitari che si corrono. Anzi la scienza continua a sostenere che il rischio di contagio cresce con l’aumento del tempo di contatto».

Per dare voce ai quasi 1400 bar del nostro territorio (814 nella provincia di Novara e 552 nel Vco) Fipe Confcommercio Alto Piemonte si associa alla richiesta del presidente Fipe nazionale Lino Stoppani di un intervento urgente da parte del Mise perché ormai il tema della salute pubblica non può essere separato da quello della tenuta di un intero settore produttivo.

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