Strutture che cadono a pezzi, un organico ridotto all’osso e una riorganizzazione imminente che rischia di far collassare definitivamente il sistema. È un quadro a tinte fosche quello tracciato dal segretario generale nazionale della UIL FP Polizia Penitenziaria, Gennarino De Fazio, al termine della sua visita ispettiva alla casa circondariale di Novara.
Attualmente nel novarese si registra un tasso di sovraffollamento del 111%, un dato inferiore rispetto alla drammatica media nazionale del 138%. Questa situazione, apparentemente sotto controllo, è però dovuta principalmente alla presenza della sezione del 41-bis, che assorbe spazi con numeri ristretti. Una situazione destinata a cambiare radicalmente e in tempi brevissimi.
L’addio al 41-bis e l’incognita dei nuovi arrivi
Secondo le informazioni raccolte dal sindacato, «già nel corso del mese di maggio la sezione del carcere duro potrebbe essere dismessa. I circa 70 detenuti attualmente al 41-bis verrebbero trasferiti altrove, presumibilmente fuori regione, con destinazioni ipotizzate verso Vigevano e la Sardegna. Alla base di questa scelta ci sarebbe una riorganizzazione dipartimentale dei circuiti penitenziari, legata anche al recupero di una normativa datata che prevedeva la dislocazione di questi detenuti in territori insulari» ha spiegato De Fazio.
Il segretario ha lamentato la totale «mancanza di coinvolgimento nei processi decisionali», sottolineando le pesanti ricadute che questo trasferimento avrà sulle condizioni di lavoro a Novara. «I posti lasciati liberi dai 70 detenuti in regime di 41-bis saranno infatti destinati a detenuti ordinari, che presumibilmente raddoppieranno di numero. A questo si aggiungerà la partenza delle donne e degli uomini del GOM (Gruppo Operativo Mobile) che gestiscono in esclusiva la sezione, lasciando la gestione dei nuovi e più numerosi ingressi sulle spalle del personale ordinario» ha aggiunto De Fazio.
La voragine dell’organico e il “caporalato di Stato”
Proprio la mancanza di organico è una delle denunce del sindacato: attualmente sono in servizio 140 agenti di Polizia Penitenziaria, a fronte di un fabbisogno che la stessa amministrazione aveva quantificato in 269 unità nel 2019. Si tratta di una carenza del 50%, destinata a diventare ancora più insostenibile con l’aumento dei detenuti ordinari.
De Fazio non ha usato mezzi termini, denunciando l’esercizio di un «vero e proprio caporalato di Stato. I poliziotti sono costretti a trattenimenti in servizio con turni che arrivano a toccare le 26 ore consecutive. Un sacrificio immane, aggravato dal fatto che il lavoro straordinario spesso non viene retribuito o viene pagato meno dell’orario ordinario». Secondo il segretario, «il carcere è un ambiente respingente da cui tutti cercano di fuggire appena possibile, tanto che persino i vertici del DAP si dimettono con una frequenza altissima».
Strutture fatiscenti e i fondi dirottati
A completare il quadro c’è il decadimento strutturale dell’edificio, logorato dal passare del tempo. «Un degrado figlio di precise scelte politiche. L’amministrazione penitenziaria si sta concentrando sul finanziamento di fantomatici “piani carcere”, puntando su soluzioni modulari e prefabbricate in stile centri in Albania. Questa strategia dirotta le risorse essenziali, trascurando del tutto la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture esistenti storiche, come quella di Novara, che vengono lasciate letteralmente cadere a pezzi» ha concluso De Fazio.






