
Pizzerie mie
Ho visto la classifica di 50 Top Pizza 2022 e non ho nulla da dire, anche se un quarto posto a I Tigli di San Bonifacio mi

Ho visto la classifica di 50 Top Pizza 2022 e non ho nulla da dire, anche se un quarto posto a I Tigli di San Bonifacio mi

L’idea di costituire una Comunità Slow Food delle Alpi e Prealpi occidentali dedicata al pesce d’acqua dolce è già di per sé segno di un

Ieri sera ho mangiato la mia prima Finanziera tradizionale, piatto tipico piemontese ricavato dalle frattaglie e acidulato con l’aceto e il marsala. Non sono schizzinoso, ma il

L’idea di costituire una Comunità Slow Food delle Alpi e Prealpi occidentali dedicata al pesce d’acqua dolce è già di per sé segno di un

Leggo con piacere un articolo de “Il Gambero Rosso” (a cui sono abbonato: fatelo anche voi, merita) in cui si critica l’abbondanza delle do (doc) del vino.

Gli italiani sono distratti e anche un poco “gnorri”. Continuo a sentire storie mal raccontate e mal dette. Tipo quella della bresaola valtellinese fatta con

Domenica scorsa sono stato invitato a CheBolle ad Arona da Silvio (l’organizzatore) e da Andrea (il rappresentante) a gestire una degustazione con due vini marchigiani della ditta Fausti

Carmine mi gira il video del presidente Alberto Cirio che propaganda il nuovo bicchiere per l’Altalanga, vino spumante metodo classico. Ci spiega il Presidente che serve per evitare la

La Pro Loco celebra da 49 anni un vino che da scomparso è oggi raro. Le colline dietro a Boca (No) stanno piano piano riprendendo vita: i

Non è il primo e nemmeno l’ultimo. Però non hanno coscienza di sé: si tratta dei cuochi postmoderni. Una grande massa di professionisti che utilizza

Ho visto la classifica di 50 Top Pizza 2022 e non ho nulla da dire, anche se un quarto posto a I Tigli di San Bonifacio mi sembra una foglia di fico: è stata la prima pizzeria di qualità italiana, innovativa, bravi. Io ci sono passato un paio di anni fa con

L’idea di costituire una Comunità Slow Food delle Alpi e Prealpi occidentali dedicata al pesce d’acqua dolce è già di per sé segno di un interesse verso del cibo locale per anni negletto. Il pesce di acqua dolce, per intenderci. Un avvenimento assai interessante di cui si parla qui, qui e qui. Solo per

Ieri sera ho mangiato la mia prima Finanziera tradizionale, piatto tipico piemontese ricavato dalle frattaglie e acidulato con l’aceto e il marsala. Non sono schizzinoso, ma il piatto non mi è piaciuto: troppo particolare per i miei gusti. Buono ma non di mio gradimento. Ringrazio comunque Fabrizio che mi ha portato in

L’idea di costituire una Comunità Slow Food delle Alpi e Prealpi occidentali dedicata al pesce d’acqua dolce è già di per sé segno di un interesse verso del cibo locale per anni negletto. Il pesce di acqua dolce, per intenderci. Un avvenimento assai interessante di cui si parla qui, qui e qui. Solo per

Leggo con piacere un articolo de “Il Gambero Rosso” (a cui sono abbonato: fatelo anche voi, merita) in cui si critica l’abbondanza delle do (doc) del vino. L’intervista a Francesco Liantonio (che conosco e saluto) presidente di Valoreitalia in alcuni passaggi è chiara: “Le prime 50 denominazioni coprono il 95% del valore economico complessivo.

Gli italiani sono distratti e anche un poco “gnorri”. Continuo a sentire storie mal raccontate e mal dette. Tipo quella della bresaola valtellinese fatta con la carne di zebù. Tu ascolti e poi sussulti: zebù! Africa! Prodotti tipici!? e poi vai oltre senza approfondire, pronto a ripetere pappagallescamente la storiella. Basterebbe

Domenica scorsa sono stato invitato a CheBolle ad Arona da Silvio (l’organizzatore) e da Andrea (il rappresentante) a gestire una degustazione con due vini marchigiani della ditta Fausti di Fermo. Una famosa cantina biologica, condotta con passione da Domenico D’Angelo. I vini erano il Rosso Piceno doc Fausto e il Pecorino Amedeo Falerio

Carmine mi gira il video del presidente Alberto Cirio che propaganda il nuovo bicchiere per l’Altalanga, vino spumante metodo classico. Ci spiega il Presidente che serve per evitare la rotazione del vino nel bicchiere, che viene spontanea a molti (me compreso) ma che uccide le bollicine che tanto sono belle da vedere. Ha ragione,

La Pro Loco celebra da 49 anni un vino che da scomparso è oggi raro. Le colline dietro a Boca (No) stanno piano piano riprendendo vita: i vigneti recuperano i terrazzamenti al bosco; le case rurali vengono restaurate; trattori, escursionisti, appassionati percorrono ancora gli abbandonati tratturi… Il piccolo paesino del novarese ai

Non è il primo e nemmeno l’ultimo. Però non hanno coscienza di sé: si tratta dei cuochi postmoderni. Una grande massa di professionisti che utilizza tecniche nuove per fare i piatti della tradizione (che poi non lo sono più in senso filologico). L’ultimo nel tempo l’ho incontrato a L’Orto in Cucina a