Cemento, asfalto, cantieri logistici e, in misura sempre maggiore, distese di pannelli fotovoltaici a terra. La fame inesauribile di nuovo suolo continua a trasformare radicalmente il volto della provincia di Novara. A fotografare con implacabile precisione il fenomeno è l’edizione 2026 del rapporto “Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio“, redatto dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e da ISPRA.
Il documento certifica come, su scala regionale, il Piemonte abbia superato i 172.000 ettari di suolo consumato, pari al 6,78% del territorio complessivo. Un dato in accelerazione che ha visto, solo nell’ultimo anno monitorato (tra il 2024 e il 2025), la perdita di ulteriori 854 ettari di superfici agricole o naturali. Ma è stringendo l’inquadratura sulla provincia novarese che il quadro assume contorni particolarmente allarmanti.
I numeri del Novarese: una provincia ad alta impermeabilizzazione
Il Novarese spicca per un livello di artificializzazione nettamente superiore alla media piemontese. Nel 2025, la provincia di Novara ha registrato una superficie artificiale complessiva di 15.111 ettari, raggiungendo una soglia critica dell’11,28% di suolo consumato sull’intera area provinciale. Tra il 2024 e il 2025, il territorio locale ha bruciato altri 110 ettari (un incremento dello 0,73%), con una densità di consumo altissima, pari a 8,22 metri quadrati per ogni ettaro di territorio. Un ritmo forsennato, che in Piemonte viene superato percentualmente soltanto dalla provincia di Torino.
Il motore di questa trasformazione è in gran parte legato all’esplosione dei poli logistici e delle infrastrutture commerciali, ma il vero banco di prova per il prossimo futuro sarà l’arrivo della maxi-fabbrica di microchip Silicon Box.
La mappa cittadina: Novara ha cementificato il 21,5% del suo territorio
Scendendo alla scala comunale, i dati satellitari Copernicus elaborati dal SNPA confermano come il capoluogo novarese sia una delle città più “sigillate” della regione. Il comune di Novara, nel 2025, presenta un suolo consumato pari al 21,50% dell’intera estensione cittadina (calcolato al netto dei corpi idrici), per un totale di 2.197 ettari di coperture artificiali. Nell’ultimo biennio rilevato, Novara ha sacrificato altri 18,68 ettari di aree verdi o agricole.
La città non è un’eccezione isolata, ma fa parte di un asse territoriale che vede l’intera pianura padana orientale come l’area più colpita d’Italia. Anche se i ritmi peggiori a livello nazionale si registrano tra Roma, la Sicilia e la Puglia (spesso a causa dei grandi impianti fotovoltaici a terra), il Nord-Ovest continua a primeggiare per l’avanzata inesorabile della logistica e dei cantieri infrastrutturali.
Tra potenziale di ripristino ed emergenza climatica
Se il cemento avanza, le soluzioni scarseggiano. Il rapporto SNPA evidenzia come la cosiddetta “reversibilità” del suolo sia quasi inesistente: ciò che viene compromesso da un cantiere finisce quasi sempre per essere asfaltato in modo definitivo. Le azioni di vera e propria “depavimentazione” o rinaturalizzazione sono rare e marginali. Per compensare questi impatti, l’ISPRA stima però che a livello nazionale vi sia un potenziale di oltre 212.000 ettari di aree pubbliche o private dismesse (piazzali asfaltati inutilizzati, ruderi) che potrebbero essere riconvertiti in verde urbano per mitigare le isole di calore. Nel novarese, la sfida del futuro sarà proprio questa: compensare i nuovi hub logistici e le fabbriche tecnologiche recuperando le vecchie aree industriali in disuso.








