Ex fornace Bottacchi, un bosco di rovi accanto al PalaVerdi. I residenti: «Basta abbandono, il Comune intervenga»

Un bosco incolto nel cuore della città, tra vegetazione cresciuta senza controllo, rovi e serpenti, a pochi passi dal PalaVerdi. È quello che resta di una parte dell’area dell’ex fornace Bottacchi, nel quartiere Sacro Cuore, da oltre cinquant’anni in stato di abbandono. Una situazione sulla quale i residenti sono tornati a chiedere attenzione, questa volta invitando i capigruppo del consiglio comunale a verificare di persona le condizioni del terreno.

Ieri mattina, 17 ottobre, all’appello hanno risposto soltanto tre rappresentanti, due dell’opposizione Nicola Fonzo del Partito Democratico e Mario Iacopino del Movimento 5 Stelle e uno di maggioranza, Gianmaria Prestinocola per Forza Novara. Tutti hanno condiviso la necessità di un primo intervento di pulizia per eliminare i rovi e restituire condizioni di sicurezza a un’area che, nonostante la vicinanza a strutture pubbliche e spazi frequentati dai cittadini, sembra essere stata dimenticata.

A promuovere l’iniziativa è stato Piero Alberto Preda, storico presidente del quartiere Sacro Cuore dal 1994 al 2011, insieme ad alcuni residenti. L’obiettivo immediato non è immaginare grandi trasformazioni urbanistiche, ma riportare l’attenzione su uno spazio pubblico e ottenere almeno un intervento di manutenzione.

«L’ultimo disboscamento risale al 1995» ha ricordato Preda, sottolineando come da allora la vegetazione abbia progressivamente ripreso possesso dell’area. La richiesta è quella di «ripulire il terreno, recuperarlo e individuare una destinazione utile al quartiere, possibilmente legata alle attività sportive e ricreative. E per favore non un supermercato».

Un’area comunale tra il PalaVerdi e il parco

La fornace Bottacchi, durante il periodo di massima attività, occupava un’area di circa 50 ettari che si estendeva da viale Verdi fino a via Ballario e viale Giulio Cesare. Di quel vastissimo complesso industriale, progressivamente trasformato con l’espansione della città, rimane oggi una porzione di terreno dalla caratteristica forma a elle, compresa tra via Fornara e via Garrone.

Una parte è privata e abitata, mentre l’altra appartiene al Comune di Novara ed è proprio quella interessata dall’abbandono. Il terreno comunale è inserito nel piano delle alienazioni, ma una sua eventuale vendita appare tutt’altro che semplice, anche per la presenza di vincoli della Soprintendenza legati al valore storico dei resti della fornace.

Una circostanza che, secondo quanto emerso durante il sopralluogo, potrebbe diventare anche l’occasione per ripensare il futuro dell’area. Anziché cederla, il Comune potrebbe mantenerla nel proprio patrimonio e valutare un progetto di recupero in collegamento con il vicino palazzetto dello sport e il parco, restituendo al quartiere uno spazio oggi inutilizzabile.

Fonzo e Iacopino hanno proposto di presentare un’interrogazione in consiglio comunale per chiedere all’amministrazione un intervento di messa in sicurezza e chiarimenti sulle prospettive dell’area.

Non è la prima volta che i cittadini cercano di riportare l’attenzione su questo spazio. Già nel 1997 erano state raccolte oltre 1.800 firme per sollecitare il recupero dell’ex fornace, senza che si arrivasse a una soluzione definitiva. Nel 2021, dopo il crollo di una parte dei ruderi, erano stati effettuati alcuni interventi di messa in sicurezza, che tuttavia non hanno risolto il problema dell’abbandono e della vegetazione incontrollata. A distanza di quasi trent’anni dalla petizione, dunque, la richiesta dei residenti resta sostanzialmente la stessa: mettere ordine in un’area che potrebbe rappresentare una risorsa per il quartiere.

La storia della fornace che costruì Novara

Durante l’incontro Paolo Cirri ha ripercorso la storia della fornace Bottacchi, una delle realtà produttive che hanno contribuito maggiormente allo sviluppo edilizio di Novara tra Ottocento e Novecento. Le origini risalgono alla fine del Settecento, quando Giovanni Battista Bottacchi, proveniente da Veccana, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, si trasferì a Novara per avviare la produzione di laterizi. L’attività sarebbe iniziata intorno al 1780, mentre le prime notizie affidabili sulla costruzione di una fornace risalgono al 1795.

Fu il figlio Teodosio a sviluppare l’impresa, ampliando la produzione dai mattoni ai coppi, alle tavelle, alle stoviglie e agli elementi ornamentali. Ma il periodo di maggiore espansione arrivò con Giuseppe Bottacchi, che dal 1876 portò avanti l’attività di famiglia, aprendo o acquisendo altri stabilimenti anche fuori città.

La fornace arrivò a produrre oltre 30 milioni di mattoni all’anno, contribuendo in maniera determinante alla costruzione della Novara moderna. I suoi laterizi vennero utilizzati per una parte rilevante dell’espansione edilizia cittadina tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Anche la Cupola di San Gaudenzio, capolavoro di Alessandro Antonelli e simbolo della città, venne costruita utilizzando mattoni provenienti dalla fornace Bottacchi. Tra le altre opere ancora visibili realizzate con materiali della fornace figurano le decorazioni del Collegio Gallarini, oggi Conservatorio Cantelli, volute da don Ercole Marietti.

Giuseppe Bottacchi fu anche una figura di primo piano nella vita pubblica novarese: consigliere comunale, assessore, consigliere provinciale e deputato al Parlamento dal 1904 al 1908, oltre che protagonista di numerose istituzioni economiche e culturali cittadine.

Nel Novecento l’azienda si specializzò anche nella produzione di materiali refrattari e isolatori in ceramica dura. Negli anni Trenta occupava stabilmente circa 120 operai. Poi la guerra, la crescente concorrenza e le difficoltà legate alla collocazione dello stabilimento, ormai inglobato nell’abitato, portarono al progressivo ridimensionamento dell’attività. La società venne posta in liquidazione nel marzo 1968 e la produzione cessò definitivamente alla fine del 1969.

Negli anni Settanta gran parte dell’area venne acquisita dal Comune e destinata a nuove costruzioni, impianti sportivi e spazi verdi. Rimasero però alcuni ruderi, testimonianza di un passato industriale che aveva accompagnato per quasi due secoli la crescita di Novara.

Dalla memoria industriale a un possibile recupero

È proprio questo il punto sul quale insistono i residenti: non lasciare che gli ultimi resti della fornace scompaiano definitivamente sotto la vegetazione, ma trovare una soluzione che tenga insieme sicurezza, memoria storica e utilità pubblica.

Per il momento la richiesta è molto concreta: tagliare i rovi, ripulire il terreno e verificare le condizioni dei ruderi. Solo successivamente si potrà discutere di un’eventuale destinazione dell’area, tenendo conto dei vincoli esistenti.

Il sopralluogo dei tre consiglieri rappresenta un primo passo. Resta ora da capire se alle dichiarazioni di disponibilità seguiranno atti concreti da parte dell’amministrazione comunale.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore