Monte dei Paschi di Siena punta a conquistare Banco BPM, ma da Milano arriva una prima risposta piuttosto fredda. Il consiglio di amministrazione di Banco BPM, riunito lunedì 25 agosto, ha esaminato l’offerta presentata quattro giorni prima da Mps per acquisire tutte le azioni della banca.
L’operazione non era stata concordata con Banco Bpm e non era stata richiesta dai suoi vertici. In sostanza, Mps ha deciso autonomamente di rivolgersi agli azionisti, proponendo loro di consegnare i titoli Banco Bpm e ricevere in cambio azioni del Monte dei Paschi.
L’offerta vale complessivamente circa 25,3 miliardi di euro. Per ogni azione Banco BPM, Mps ne propone 1,567 di nuova emissione. Non è previsto un pagamento in denaro e, soprattutto, secondo il consiglio di amministrazione di Banco BPM, agli azionisti non viene riconosciuto alcun premio rispetto al valore dei titoli in Borsa.
Ma il punto su cui Banco BPM insiste maggiormente è un altro: quella avanzata da Mps non sarebbe una fusione tra due banche poste sullo stesso piano, bensì una vera e propria acquisizione.
La precisazione serve anche a distinguere questa iniziativa dalla proposta che Banco BPM aveva inviato al Monte dei Paschi lo scorso 7 giugno. In quel caso si parlava di un’aggregazione condivisa tra i due istituti. L’offerta annunciata ora da Siena, invece, assegna a Mps il ruolo di acquirente.
La vicenda ha rilevanza nazionale, ma interessa da vicino anche il Novarese, dove Banco BPM conserva una presenza molto forte e le radici della storica Banca Popolare di Novara.
Quella su Banco BPM non è peraltro l’unica operazione annunciata dal Monte dei Paschi. Nello stesso momento Mps ha lanciato un’altra offerta su Banca Generali, per circa 8,7 miliardi di euro. L’obiettivo dichiarato è costruire uno dei maggiori gruppi bancari italiani ed europei.
Per conoscere la posizione definitiva di Banco BPM bisognerà ancora attendere. Il consiglio di amministrazione ha spiegato che esaminerà nel dettaglio l’offerta e renderà pubblico il proprio giudizio secondo i tempi previsti dalla legge. La prima reazione, tuttavia, è già chiara: l’operazione non è stata concordata, si tratta di un’acquisizione e non offre un vantaggio economico aggiuntivo agli azionisti.








