Dopo la mobilitazione della politica, dei sindacati e delle istituzioni seguita all’annuncio della procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 140 lavoratori dello stabilimento di Novara, Radici Chimica interviene pubblicamente per spiegare le ragioni della decisione. L’azienda, che nei giorni scorsi aveva comunicato l’avvio della procedura, ha diffuso una nota al termine dell’incontro con le rappresentanze sindacali, svoltosi oggi nella sede di Confindustria Novara.
Secondo quanto riferisce la società, la scelta nasce da una crisi che si trascina ormai da anni. «Lo stabilimento di Novara ha registrato perdite significative per tre anni consecutivi», si legge nel comunicato, che individua le principali cause nella forte concorrenza asiatica, nell’aumento dei costi europei dell’energia e delle materie prime e nella prolungata debolezza della domanda proveniente dai settori automotive, tessile ed edilizio.
L’azienda ricorda anche di aver tentato di difendere la competitività del sito sostenendo, insieme ad altri produttori europei, l’istanza che ha portato la Commissione Europea ad avviare un’indagine antidumping sulle importazioni di acido adipico dalla Cina. Un percorso sfociato, nel maggio 2026, nell’introduzione di dazi fino al 42,3%. Misure che, secondo Radici Chimica, non sono però bastate a fermare la crescita delle importazioni cinesi né a riequilibrare il mercato europeo.
Per questo motivo la società afferma di essere giunta alla conclusione che «non esiste un solido percorso per ripristinare la redditività della produzione di acido adipico a Novara» e che l’interruzione di questa attività rappresenta «una misura necessaria per arrestare anni di pesanti perdite».
Nel documento viene inoltre descritto un quadro di difficoltà che coinvolgerebbe l’intera filiera europea dell’acido adipico. La riduzione della domanda avrebbe infatti determinato ristrutturazioni, insolvenze e riduzioni della capacità produttiva in diversi impianti europei, restringendo progressivamente il mercato di sbocco del prodotto.
Radici Chimica sottolinea anche un altro aspetto della propria valutazione: mantenere in funzione un reparto fortemente in perdita, soggetto alla normativa Seveso e situato a ridosso di un importante centro urbano, non rappresenterebbe, secondo l’azienda, la scelta più responsabile. Da qui la decisione di concentrare gli sforzi «sul futuro del sito e delle persone coinvolte».
Durante l’incontro con le organizzazioni sindacali sono state illustrate le tempistiche della procedura di licenziamento collettivo e le misure che l’azienda sta valutando per attenuare l’impatto occupazionale. Tra queste figurano percorsi di ricollocazione, riqualificazione professionale e il ricorso agli ammortizzatori sociali, strumenti sui quali è previsto un confronto periodico con le Rsu.
Infine, Radici Chimica conferma la volontà di mantenere aperto il dialogo con organizzazioni sindacali, Comune di Novara, Prefettura e Confindustria Novara, sostenendo che solo attraverso un confronto condiviso sarà possibile individuare le soluzioni più efficaci per tutelare i lavoratori e il territorio.








