Un bilancio economico che finalmente sorride, a fronte di una situazione di liquidità drammatica che rischia di paralizzare l’attività culturale della città. È questo il paradosso che ha tenuto banco durante l’ultima seduta di commissione dedicata al Teatro Coccia. L’incontro, presieduto dalla consigliera Maria Luisa Astolfi, si è prolungato ben oltre il termine orario previsto, non senza momenti di forte attrito e accesi scambi di vedute tra i banchi della politica cittadina.
Al centro del dibattito, la relazione del presidente della Fondazione, Fabio Ravanelli, che ha illustrato una chiara inversione di tendenza nei conti. Sotto la direzione di Corinne Baroni, elogiata per aver amministrato con «la diligenza di una buona madre di famiglia», il teatro ha chiuso con un utile netto di circa 82mila euro, un netto balzo in avanti rispetto alle pesanti perdite degli anni precedenti. «Un risultato figlio di un rigoroso contenimento dei costi e di una risposta di pubblico che si conferma solida, con un’ottima crescita tra i giovanissimi e una tenuta generale degli abbonamenti» ha spiegato Ravanelli.
Il “paradosso finanziario” e i ritardi di Torino
Nonostante i conti in regola, Ravanelli ha gelato la commissione spiegando la netta differenza tra l’avere un bilancio in equilibrio e l’avere i soldi in cassa. «Il Coccia, infatti, deve combattere quotidianamente con una grave mancanza di liquidità causata dai forti ritardi nell’erogazione dei contributi da parte della Regione Piemonte» ha spiegato il presidente
Una situazione che, a detta di Ravanelli, «tarpa le ali alle potenzialità del teatro, impedendo alla direzione di far partire nuovi progetti e programmare il lavoro». A peggiorare il quadro è intervenuto il revisore dei conti, Massimo Melone, che ha spiegato come «la perdurante incertezza sullo stanziamento effettivo della nuova convenzione regionale triennale impedisce alla Fondazione persino di poter chiedere un normale anticipo agli istituti di credito».
Le manutenzioni: Ravanelli paga di tasca propria
Il clima si è ulteriormente surriscaldato quando il dibattito si è spostato sulle condizioni strutturali dell’edificio storico. Oltre ai fondi necessari per la manutenzione straordinaria e la messa in sicurezza (coperti tra stanziamenti del Comune e della Fondazione), è emerso un dettaglio che ha lasciato il segno: per far fronte alla manutenzione ordinaria del teatro, il presidente Ravanelli investirà personalmente circa 40mila euro di tasca propria.
L’asse politico inedito e il plauso di Mattarella
La gravità dell’impasse finanziaria ha innescato la dura reazione dell’opposizione. Nicola Fonzo ha puntato il dito contro i ritardi regionali, ricordando che «a Torino siedono ben tre assessori novaresi che dovrebbero tutelare le istituzioni del territorio». A tessere le fila di un’azione comune è stata Sara Paladini che ha ribadito la propria profonda stima per Ravanelli, sottolineando però un principio fondamentale: «la sopravvivenza del massimo teatro cittadino non può basarsi sulla generosità finanziaria di un singolo individuo».
Da qui la proposta di redigere un ordine del giorno urgente e congiunto da presentare in consiglio comunale per fare voce grossa contro la Regione. Un’apertura colta al balzo dal capogruppo della Lega, Gaetano Picozzi, che ha gettato le basi per un’alleanza trasversale in difesa del Coccia.
In chiusura, non è mancata una nota di grande prestigio legata al premio Cantelli. Ravanelli ha voluto ringraziare il gruppo Patrons (guidato da Mariella Enoc) «per il fondamentale supporto economico», svelando un retroscena emozionante: le riflessioni scritte dalla giuria dei giovani sul potere della musica come strumento di pace sono state inviate al Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella, in risposta, ha voluto conferire un riconoscimento ufficiale e personale al premio, ribadendo il ruolo di Novara come capitale d’eccellenza della direzione d’orchestra.








