O è debito o non è: esplode l’ennesimo caos all’assessorato allo Sport. Questa volta è “giallo” sul Novara FC

«La destra o è coraggio e azione, o non è», amava ripetere il fondatore dell’Msi Giorgio Almirante. Una massima storica che, se calata nelle attuali dinamiche di Palazzo Cabrino, andrebbe decisamente riadattata: a Novara, viste le carte, si potrebbe tranquillamente dire che «l’assessorato allo sport o è debito o non è». L’ennesimo caso legato alla gestione delle morosità delle società sportive è infatti esploso tra i banchi della commissione consiliare convocata, trasformandosi in un vero e proprio campo minato per il vice sindaco e assessore Ivan De Grandis.

La difesa dell’assessore: «Regole uguali per tutti»

La seduta, richiesta dalle minoranze per fare luce sui buchi nei pagamenti dei canoni degli impianti comunali, si è aperta con la difesa d’ufficio dell’esponente della giunta. De Grandis ha rivendicato come le posizioni debitorie siano «oggetto di monitoraggio costante da parte degli uffici», difendendo lo strumento della rateizzazione come mezzo per recuperare le risorse pubbliche tutelando la continuità sportiva. «Il quadro che emerge non è quello di una gestione discrezionale, ma di un sistema strutturato che applica regole uguali per tutti: non è consentita la partecipazione ai bandi in presenza di morosità non regolarizzate», ha sottolineato, aggiornando poi lo stato dell’arte delle società presenti nella tabella fornita ai consiglieri.

Il cortocircuito: rate di 24 mesi per concessioni in scadenza

Ma è bastato poco per far emergere i primi, pesanti cortocircuiti. Nicola Fonzo (Pd) ha acceso i riflettori su uno dei casi in tabella: la società che gestisce la palestra del Terdoppio. «Questa realtà sta operando con un bando transitorio nato per rimediare al “pasticciaccio” dei bandi della precedente gestione dirigenziale, e la concessione scadrà il prossimo 30 giugno 2026. Come fa un soggetto a chiedere una rateizzazione dei debiti di 24 mesi, quando tra due mesi se ne va?», ha incalzato Fonzo, mettendo a nudo le incongruenze del sistema.

Il “giallo” Novara FC : 465mila euro di debito

Il vero scontro frontale, tuttavia, si è consumato sul convitato di pietra della commissione: il Novara FC. Sfogliando le tabelle dei debitori fornite dagli uffici, le minoranze hanno notato un’assenza a dir poco ingombrante. «Perché l’assessore non ha inserito il Novara FC, che ha un debito con il Comune di circa mezzo milione di euro visto che dal 2022 non paga nessun canone?», ha attaccato il dem Rossano Pirovano.

A tentare di gettare acqua sul fuoco è stata la dirigente comunale Elisabetta Rossi, spiegando che la posizione del club azzurro «non è considerata un debito». Il motivo? La società sta effettuando ingenti lavori allo stadio Piola (propedeutici alla sistemazione di alcune mancanze in materia di sicurezza), cifre che andrebbero a coprire i canoni non versati tramite il meccanismo delle opere a scomputo.

L’affondo del Pd: «Caos totale in assessorato»

Una giustificazione che ha mandato su tutte le furie i consiglieri dem. Il meccanismo dello scomputo, infatti, prevede per legge che i lavori vengano preventivamente autorizzati e rendicontati dall’ente pubblico. «Quando il Comune ha autorizzato preventivamente lavori di questa portata?», ha chiesto Pirovano, evidenziando come al momento l’amministrazione non conosca nemmeno l’ammontare esatto dei lavori svolti al Piola.

A chiudere l’accerchiamento è tornato Fonzo: «Nel consuntivo appena approvato il Novara FC c’è, i canoni di concessione figurano tra i residui attivi iscritti a bilancio». Insomma, per la ragioneria il credito esiste ed è nero su bianco, per lo Sport no.

«Sembra che l’assessore passi per caso dall’assessorato – ha chiosato la consigliera Milù Allegra –. Non regge la giustificazione che gli uffici non abbiano messo in tabella il debito. Se ci sono dei lavori ci sono dei preventivi: sono stati portati in assessorato? C’è un caos e un pasticcio che non va bene». Mentre De Grandis ha proposto di convocare una commissione specifica sul tema stadio, la sensazione rimasta nell’aria è quella di un comparto perennemente in trincea a rincorrere i conti, lontanissimo da quell’idea di “azione” cara alla destra storica.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.