Il gioco di prestigio del centrodestra in Regione: Chiorino si dimette da vicepresidente ma salva la poltrona da assessore

L’onda lunga delle dimissioni di ieri del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e di oggi ella ministra al Turismo Daniela Santanché si è abbattuta sugli equilibri della Regione Piemonte, innescando una crisi politica attorno al caso “Le 5 Forchette”. Poche ore fa, l’esponente di Fdi in Regione Elena Chiorino (in foto con Delmastro e il consigliere regionale Davide Zappalà) ha comunicato al governatore Alberto Cirio la volontà di restituire la delega alla vicepresidenza dell’ente (che resterà in quota a Fratelli d’Italia e sarà ricoperta dall’assessore Maurizio Marrone), mantenendo tuttavia il proprio ruolo di assessore e le relative deleghe a Lavoro e Istruzione. Una mossa che ridisegna la forma della Giunta, ma ne lascia sostanzialmente intatta la sostanza operativa

L’equilibrismo della giunta: «Una grave leggerezza in buona fede»

La decisione è maturata al termine di una giornata di fitti confronti tra il governatore, i partiti della coalizione e i capigruppo di maggioranza. Il presidente Cirio ha definito quello di Chiorino un gesto apprezzabile, necessario per dare un segnale a tutela delle istituzioni, pur difendendo la correttezza della sua collaboratrice. «La leggerezza che ha compiuto è stata grave, perché fatta da chi ha ruoli istituzionali importanti e necessitava di una reazione», ha commentato Cirio, rivendicando una scelta «ragionata ed equilibrata».

Dal canto suo, l’ormai ex vicepresidente ha ribadito la propria buona fede, scusandosi con i cittadini. «Ho commesso una grave leggerezza che non mi perdono ma che ho compiuto in assoluta buona fede», ha dichiarato Chiorino, spiegando che la rinuncia alla delega più importante (quella di rappresentare l’ente in assenza del presidente) rappresenta il suo modo di chiedere scusa. L’assessore si è detta inoltre pronta a fornire tutte le spiegazioni necessarie nell’aula del consiglio regionale.

Tuttavia, l’equilibrismo politico di questa operazione è evidente. Ci si spoglia di un ruolo di alta rappresentanza istituzionale, ma si continua a stringere tra le mani i dossier più scottanti della Regione. Chiorino, infatti, manterrà le deleghe continuando a gestire in prima persona tavoli di crisi aziendali complessi e vitali per il territorio. Una scelta che ha il sapore della blindatura: si sacrifica l’immagine per salvare l’operatività e gli assetti della maggioranza.

La dura reazione delle opposizioni: «Uno schiaffo ai piemontesi»

È proprio su questa evidente contraddizione che si è abbattuta, compatta e durissima, la scure del centrosinistra. Le opposizioni non accettano la derubricazione di uno scandalo nazionale a mera leggerezza locale, e denunciano la mossa come un inutile maquillage istituzionale.

Per il Partito Democratico, attraverso le dichiarazioni del segretario regionale Domenico Rossi e della capogruppo Gianna Pentenero, la decisione di salvare la poltrona da assessore è una scelta inaccettabile che «offende i piemontesi». I vertici dem hanno accusato la giunta di usare due pesi e due misure rispetto a quanto avvenuto a Roma: «Dopo i fatti gravi, le bugie e i silenzi di questi giorni, Chiorino difende la sua poltrona e Cirio si preoccupa degli equilibri di maggioranza, anteponendo gli interessi dei partiti all’onorabilità dell’istituzione».

Caustico anche il giudizio di Alleanza Verdi e Sinistra. Le consigliere Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro hanno definito l’operazione una «scorciatoia grottesca» e una «farsa indegna», respingendo al mittente le giustificazioni della maggioranza: «Non pretendano di far passare come “leggerezza” il fatto di essere stata socia in affari di una famiglia prestanome della mafia. Chiorino non è nelle condizioni di gestire deleghe delicatissime come quelle al Lavoro e all’Istruzione».

A chiudere il fronte della protesta è il Movimento 5 Stelle, che ha liquidato il rimpasto come un banale «contentino» offerto per limitare i danni di immagine. I pentastellati hanno parlato di «una decisione imbarazzante, che supera la soglia del ridicolo mirando solo a mantenere lo status quo». E il messaggio finale che unisce tutte le minoranze a palazzo Lascaris rimane uno solo: per tutelare davvero l’ente, l’unica strada percorribile è quella delle dimissioni definitive di Chiorino dalla giunta.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore