Dimissioni Delmastro, bufera in Piemonte: l’opposizione in consiglio regionale: «Via anche la vicepresidente Chiorino»

Le dimissioni annunciate poco fa di Andrea Delmastro da sottosegretario alla Giustizia aprono un nuovo fronte politico in Piemonte e riaccendono lo scontro già esploso in mattinata in consiglio regionale. Un effetto domino che ora investe direttamente la vicepresidente Elena Chiorino, come Delmastro in quota Fdi, come finita nel mirino delle opposizioni.

La giornata politica si era già accesa nelle ore precedenti, con Partito Democratico e Movimento 5 Stelle che avevano chiesto chiarimenti urgenti in aula sul caso “5 forchette”, sollecitando la presenza del presidente Alberto Cirio e della stessa Chiorino. Una richiesta rimasta senza risposta: la vicepresidente non si è presentata in consiglio, ufficialmente per impegni istituzionali.

Una scelta che le opposizioni hanno letto come una fuga. Durissimo il Movimento 5 Stelle: «Fin dal primo momento abbiamo chiesto con ogni mezzo un’informativa urgente in aula al presidente Cirio, rimarcando la necessità di ricevere ampi ed esaustivi chiarimenti sulla questione dalla vicepresidente Chiorino e dal consigliere di Fdi Davide Zappalà. Cirio e Chiorino si sarebbero dovuti presentare in aula per spiegare al Consiglio regionale e ai cittadini piemontesi cosa è successo. Avrebbero dovuto fugare ogni dubbio, con la massima chiarezza possibile. Invece hanno deciso di nascondere la testa sotto la sabbia, disertando la seduta per “impegni istituzionali”. Al momento non sono aperte indagini a carico di Chiorino e Zappalà, ne siamo consapevoli, ma la questione per noi è un’altra: parliamo di etica, di opportunità politica, di trasparenza. Ciò che dobbiamo ai cittadini della nostra Regione».

Nel frattempo, in serata, è arrivata la svolta: le dimissioni di Delmastro, accompagnate da quelle di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia. Una decisione che l’ormai sottosegretario ha motivato così: «Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il presidente del consiglio».

Un passo indietro che, però, anziché chiudere la vicenda, rischia di amplificarne gli effetti sul piano regionale. È questa la linea del Partito Democratico, espressa dal consigliere Domenico Rossi: «Questo passo indietro non chiude affatto la questione, ma anzi la riapre con ancora più forza a livello regionale. Se l’inopportunità politica, le ombre e la gravità di questa vicenda sono tali da costringere alle dimissioni un esponente del Governo, devono valere anche per chi siede ai vertici della nostra Regione. La vicepresidente Elena Chiorino, insieme al consigliere Davide Zappalà, faceva parte dello stesso assetto societario di Delmastro, in affari con la figlia di un condannato in via definitiva per aver agevolato il clan camorristico dei Senese. Non esistono due pesi e due misure: Chiorino segua l’esempio di Delmastro e rassegni immediatamente le dimissioni».

Rossi chiama in causa direttamente anche il presidente della Regione: «Se non sarà lei a fare un passo indietro ci aspettiamo che sia il presidente Cirio a scegliere di tutelare l’ente. Non può più continuare a nascondersi dietro un imbarazzato silenzio o derubricare la questione a un problema nazionale o personale dei singoli consiglieri. Il Piemonte, terra di lotta quotidiana alla criminalità organizzata, merita chiarezza, responsabilità, rispetto e trasparenza totale».

In serata è arrivata un’ulteriore nota dei consiglieri del M5S firmata anche dai parlamentari: «A fronte di questa decisione, non possiamo che aspettarci una presa di coscienza anche da parte di Chiorino, alla quale chiediamo un passo indietro – quantomeno per questioni di opportunità politica – nell’interesse della Regione Piemonte».

E mentre dal centrodestra piemontese, per ora, prevale il silenzio, la pressione politica cresce. La partita, dopo Roma, si sposta ora a Torino.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore