Referendum, il novarese si spacca: il territorio premia il sì, la città vira sul no. E la politica guarda già al 2027

Il risultato del referendum consegna un Paese spaccato non tanto lungo le tradizionali linee politiche, quanto lungo una frattura geografica sempre più evidente: quella tra grandi città e territori. Se a livello nazionale il no si impone nei principali centri urbani e nei capoluoghi, il trova invece terreno fertile nelle aree provinciali e nei comuni medio-piccoli.

Una dinamica che attraversa l’intero nord Italia e che si riflette in modo quasi speculare anche nel novarese: a livello provinciale, infatti, prevale il sì con il 53,47%, contro il 46,53% del no. Ma basta entrare nei confini del capoluogo per vedere ribaltato il risultato: a Novara città vince il no con il 51,95%, mentre il sì si ferma al 48,05%, in linea con il trend delle principali città capoluogo.

Uno scarto che non è solo numerico, ma profondamente politico.

Due Novara: il territorio dice sì, il capoluogo si allinea alle grandi città

Il voto disegna due realtà distinte. Da una parte il territorio provinciale, che sceglie in modo netto il sì; dall’altra il capoluogo, che si colloca invece nello stesso solco di delle grandi città dove il no ha prevalso bocciando la proposta di riforma.

Il confronto con il dato regionale rafforza questa lettura: in Piemonte il no vince con il 53,50% contro il 46,50% del sì, trainato in modo evidente da Torino. Ma fuori dal capoluogo regionale il quadro cambia, e il sì torna a prevalere in tutte le altre provincie, proprio come accade nel novarese.

I comuni: il sì passa ovunque, da destra a sinistra

Se si guarda ai principali centri della provincia, il risultato è ancora più netto: il sì vince praticamente ovunque, senza distinzioni di colore politico.

A Trecate, tra i comuni con l’affluenza più bassa e a due mesi esatti dalle elezioni amministrative, il sì raggiunge il 53,86%. Ad Arona, feudo del sindaco-parlamentare leghista Alberto Gusmeroli, il sì si attesta al 51,61%. A Borgomanero, a trazione di centrodestra, il sì sale al 53,66%. Percentuali ancora più alte a Romentino (55%) e Oleggio (55,11%), entrambe amministrate dal centrodestra.

Ma il dato non cambia neppure nei comuni guidati dal centrosinistra, come Galliate, dove il sì vince con il 51,09%.

Un risultato trasversale che rompe gli schemi tradizionali e rende difficile una lettura puramente partitica.

Il caso Novara: un segnale politico?

È però il dato del capoluogo a pesare di più. A Novara i cittadini hanno espresso un orientamento in controtendenza rispetto al resto della provincia e, soprattutto, rispetto a un territorio amministrato dal centrodestra. Un voto che, come già a livello nazionale, sembra sfuggire alle appartenenze politiche classiche e racconta un elettorato più mobile, meno prevedibile.

Un elemento che inevitabilmente apre interrogativi in prospettiva 2027, quando i novaresi saranno chiamati a eleggere il nuovo sindaco. Il risultato referendario, pur con tutte le cautele del caso, può essere letto come un primo segnale di disallineamento tra amministrazione e corpo elettorale urbano.

Una lettura che però non è condivisa da tutti. Diego Sozzani, segretario provinciale di Forza Italia, invita a non politicizzare eccessivamente il risultato: «Non è un discorso politico-partitico: i referendum proposti dai governi sono quasi sempre stati bocciati. Non vuol dire che questo abbia ripercussioni sul voto amministrativo. Sicuramente emerge una differenza di sensibilità tra città e periferie».

Di segno opposto l’interpretazione del Partito Democratico. Per il segretario provinciale Rossano Pirovano, il dato del capoluogo ha un valore politico preciso: «Significativo è il dato di Novara: in una città governata dalla destra prevale il “no”. Un segnale politico chiaro, che smentisce la narrazione di chi pensa di avere il consenso automatico della città. I novaresi hanno dimostrato senso critico e autonomia, scegliendo responsabilità al posto della semplificazione».

E ancora: «Questo risultato dimostra che anche a Novara esiste uno spazio politico vivo, consapevole e alternativo alla destra. Il Partito Democratico sarà protagonista anche per il futuro, rafforzando la propria presenza e costruendo un progetto credibile, vicino ai cittadini».

Trecate, banco di prova a maggio?

Lo stesso ragionamento, in scala più immediata, vale per Trecate. Il comune tornerà alle urne il 23 e 24 maggio per eleggere sindaco e consiglio comunale, e il risultato del referendum potrebbe rappresentare una prima indicazione degli equilibri in campo. Il sì sopra il 53%, in un contesto di bassa affluenza, non è un dato neutro.

Resta da capire se si tratti di un voto “di opinione”, scollegato dalle dinamiche locali, o se invece possa tradursi in consenso politico concreto.

© 2026 La Voce di Novara
Riproduzione Riservata

Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore