Un luogo necessario

Parlare oggi di scuola significa confrontarsi con una realtà complessa, attraversata da difficoltà crescenti e obblighi defatiganti. Si dice “emergenza educativa” per sottolineare che gli studenti faticano a concentrarsi, a sostenere l’impegno nel tempo, ad accettare la frustrazione di un insuccesso; la lentezza della lettura e dello studio devono competere con un flusso continuo di immagini, messaggi e informazioni che offre gratificazioni immediate. Anche il rapporto con gli adulti e con l’autorità è cambiato: non sempre la scuola riesce a essere percepita come un luogo necessario, capace di dare un significato a ciò che si apprende.

Eppure dentro le aule continuano a esserci ragazzi e ragazze capaci di stupirsi, fare domande, appassionarsi, discutere, cercare risposte; la loro curiosità emerge proprio quando meno ce lo aspettiamo: un testo letterario può suscitare un’emozione; un argomento può improvvisamente collegarsi alla loro esperienza e a dove vivono, una similitudine o una metafora aprono mondi sconosciuti.

La sfida per noi docenti è insegnare che l’errore non è necessariamente un fallimento, che la fatica può avere un significato e che conoscere qualcosa di nuovo può essere una forma di libertà.

In questo senso, la scuola rimane un luogo straordinariamente vivo.

Scuola di Sandro Penna ci conduce dentro questo spazio con uno sguardo poetico capace di cogliere, nella quotidianità delle aule, qualcosa di più profondo: la presenza dei giovani, la loro vitalità, la loro capacità di attirare lo sguardo e di trasformare un ambiente ordinario in un luogo di emozione e di meraviglia.

Leggere la poesia significa chiederci che cosa vediamo quando guardiamo una classe. Dobbiamo cercare nel volto dei nostri studenti una promessa di futuro che rende la scuola un luogo necessario.

Negli azzurri mattini
le file svelte e nere
dei collegiali. Chini
su libri poi. Bandiere
di nostalgia campestre
gli alberi alle finestre.

S. Penna, Poesie. 1939

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