Negli anni ‘70, nel 1974 in particolare, abbiamo avuto l’austerity: l’embargo petrolifero aveva costretto il Governo a imporre le domeniche a piedi, per cui le auto erano proibite ma anche l’anticipo della chiusura di tram e bus, bar, ristoranti, sale cinematografiche e perfino dei programmi tv e allora c’erano solo due canali televisivi e la Tv Svizzera per i piemontesi e i lombardi .

Durò poco, anche allora c’erano molti che ritenevano fossero sacrifici inutili, perdita di soldi e complotti internazionali, in realtà c’era poco petrolio e quindi meno corrente elettrica.

Poi arrivarono la violenza politica il terrorismo e la gente si chiuse in casa fino ai primi anni ‘80, la sera usciva pochissimo, lo Stato democratico si vantava di non aver proclamato il coprifuoco ma in realtà a Milano e a Torino la gente lo aveva attuato spontaneamente.

La fine degli anni cosiddetti di piombo portò il boom delle discoteche e della febbre del Sabato sera. L’arrivo dell’AIDS negli anni ‘90 portò naturalmente ad un passo indietro rispetto alla grande promiscuità e libertà sessuale degli anni post-68, aumentò addirittura l’età del primo rapporto per i giovani italiani  e anche sul modo di ritrovarsi dei giovani nel tempo libero.

La movida, fenomeno soprattutto degli ultimi dieci anni è stata comunque il segno di un maggiore carattere mediterraneo perfino per il Nord del Paese, di una più marcata terziarizzazione delle città svincolate dai ritmi industriali ma anche un mucchio di problemi ordinari per l’ordine pubblico e il consumo di alcol e di convivenza fra giovani della notte e adulti e anziani residenti nei centri storici da Bologna ai Navigli , problemi irrisolti che fanno da sfondo alla lotta anti assembramenti di questi giorni.

Insomma, i problemi della convivenza sociale , del rapporto giovani/adulti, divertimento e ordine pubblico non nascono con il COVID-19 e sopravviveranno ad esso in una continua dialettica giorno/notte, libertà/sicurezza.

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