Il voto con il suffragio universale per uomini e donne esiste in Italia solo dal 1946: prima alle donne non era consentito votare, sposate erano sotto la patria potestà del marito e quindi ritenute  incapaci di esercitare un voto libero e cosciente.

Solo dagli anni ‘70 votano anche i diciottenni, prima si iniziava a votare a 21 anni.

Solo dagli anni ‘90 alcuni milioni di italiani che vivono all’estero possono votare senza dover tornare apposta in Italia, cosa oggettivamente difficile e costosa dagli USA, dal Brasile, dall’ Australia ma anche i voli low cost in Europa esistono solo da qualche anno e stanno velocemente aumentando i prezzi e in genere all’estero ci vai a vivere per lavorare. 

Sotto il fascismo per circa 20 anni non si votava più dopo le elezioni del cosidetto plebiscito, i Sindaci e i capi delle provincie erano nominati o rimossi direttamente dal Duce.

Prima di allora gli italiani avevano votato con suffragio universale, cioè anche se analfabeti e nullatenenti solo con le elezioni del 1919.

Dall’Unita’ d’Italia all’ultimo decennio dell’800 i cattolici praticanti, molti più di oggi ma meno presenti nelle classi ricche e medie che avevano il diritto di voto, non potevano votare per ordine del Papa a cui era stata tolta Roma, pena la scomunica, era il non expedit.

Quando fu eletto alla fine dell’800 il primo deputato socialista italiano, Andrea Costa, molti socialisti non andarono lo stesso a votare, c’era una forte componente del partito che non voleva che i socialisti entrassero nelle istituzioni borghesi e ritenute inutili come il Parlamento: per migliorare le condizioni delle classi lavoratrici ci volevano gli scioperi e in definitiva la rivoluzione . 

Gli anarchici, una volta molto forti in alcune zone del Paese come a Carrara, ora poco diffusi politicamente ma molto di più esistenzialmente, tuttora non vanno mai a votare per principio.

I circa 250 mila Testimoni di Geova cittadini italiani per espressa dottrina della loro religione non si recano mai a votare. 

Il diritto di voto potrebbe essere definito un dovere al pari della difesa della Patria, che si può anche effettuare con il servizio civile, e pagare le tasse, ma anche educare i figli, soccorrere un incidentato, rispettare il codice penale e civile e quello della strada e le norme sanitarie.

Una certa mentalità individualista e soggettivista molto diffusa  ha svuotato se non demolito la categoria del dovere e oggi è raro, se non nelle persone più anziane, sentire parlare di dovere/doveri e quindi anche del dovere del voto.

È il dovere di partecipare con il proprio orientamento alla gestione della cosa pubblica, con poca partecipazione alle elezioni è dubbio che questa gestione possa essere autenticamente democratica anche se le elezioni sono valide lo stesso 

Il voto è segreto che non significa che uno non abbia il diritto, se vuole,  di dirlo a tutti che ha votato e come ha votato ma che se lo può benissimo tenere per se e anche annullare la scheda quindi o lasciarla in bianco. 

Votare o No? Sempre una scelta ma libera e consapevole

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Pier Luigi Tolardo

Pier Luigi Tolardo

54 anni, novarese da sempre, passioni: politica, scrittura. Blogger dal 2001.

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