Avevano messo a segno una trentina di truffe e furti ai danni di anziani, contattati a domicilio quasi sempre con la scusa di controlli del gas o di altre utenze. Ci sono anche due fratelli novaresi di 50 e 47 anni, V.D. e F.D., ritenuto ai vertici dell’organizzazione, residenti nella zona di Carpignano Sesia, fra i sette condannati in tribunale a Varese per un’operazione conclusa lo scorso anni dai carabinieri di Luino. Hanno rimediato 9 anni e 2 mesi il primo, 8 anni e 9 mesi il secondo, col riconoscimento anche del reato di associazione per delinquere.
Pene più contenute sono state invece stabilite per gli altri cinque imputati riconosciuti colpevoli, con condanne comprese tra un anno e quattro anni e sei mesi di reclusione. Un totale di 35 anni di carcere. Nella sentenza sono state inoltre disposte alcune assoluzioni per singoli capi di imputazione. In diversi episodi è stata riconosciuta l’attenuante del cosiddetto “recesso attivo”, cioè il caso in cui l’autore interrompe volontariamente l’azione impedendo che il reato si consumi. Ciò è avvenuto, ad esempio, quando alcune vittime si sono rifiutate di collocare gioielli e oggetti di valore nel luogo indicato dai falsi tecnici.
Si tratta di un’operazione conclusa lo scorso anno contro una banda dedica a colpi in abitazione nelle province di Varese, Como, Milano, in particolare dal settembre 2024 in avanti, per un bottino complessivo di mezzo milione di euro.
Secondo l’accusa si trattava di un’organizzazione strutturata, composta in gran parte da membri della stessa famiglia e caratterizzata da una precisa divisione dei ruoli: chi individuava le abitazioni da colpire, chi guidava le auto, chi contattava telefonicamente le vittime e chi si presentava alla porta fingendosi tecnico o appartenente alle forze dell’ordine. La banda disponeva inoltre di veicoli con targhe clonate, utilizzati per gli spostamenti e per la fuga dopo i colpi.
Il copione dei furti era quasi sempre lo stesso. Uno o due complici si presentavano nelle case degli anziani sostenendo di dover controllare una presunta perdita o una contaminazione nella rete idrica o del gas. In alcuni casi compariva anche un falso carabiniere o un vigile urbano. Le vittime venivano convinte a mettere al sicuro denaro e gioielli in luoghi ritenuti protetti, come il forno o il frigorifero. Approfittando della distrazione degli anziani, i ladri riuscivano così a impossessarsi del bottino prima di allontanarsi rapidamente.







