Radici Chimica, trattativa in stallo e lo stato d’agitazione resta

Un primo, timido disgelo sul fronte economico non basta a spegnere l’incendio alla Radici Chimica di via Fauser. Il delicatissimo tavolo di confronto tra le organizzazioni sindacali e la direzione aziendale, guidata oggi dal fondo americano Lone Star, ha prodotto alcuni primi risultati, ma ha lasciato sul campo incognite pesantissime sul destino dei 140 lavoratori dichiarati in esubero e sulla sicurezza stessa degli impianti dismessi.

A tracciare il bilancio del vertice sono i rappresentanti dei lavoratori, che pur registrando un’apertura da parte della proprietà, hanno deciso di mantenere in piedi lo stato di agitazione e di rimandare ogni valutazione strutturale al prossimo incontro, già fissato per l’8 settembre.

La vittoria sul superminimo e l’apertura agli incentivi

Il dato di partenza, che rappresentava una condizione pregiudiziale per potersi sedere al tavolo, dovrebbe essere portato a casa: l’azienda ha fatto marcia indietro sul taglio unilaterale delle buste paga. Come confermato da Maurizio Nieli e Giuseppe Lentini della segreteria UGL «il superminimo assorbibile, precedentemente azzerato, rientrerà regolarmente nei cedolini dei lavoratori». Un passaggio fondamentale, ribadito anche da Massimo Olivini (UIL), che ha sottolineato come «senza garanzie economiche immediate sul superminimo sarebbe stato impossibile intavolare qualsiasi discussione sul futuro».

Risolto lo scoglio salariale iniziale, la trattativa è entrata nel vivo degli ammortizzatori sociali. «L’azienda ha mostrato una prima disponibilità a finanziare gli incentivi all’esodo volontario, congelando di fatto le procedure più drastiche» hanno spiegato dai sindacati che hanno ribadito la loro linea: puntare su strumenti conservativi per azzerare l’impatto sociale dei 140 licenziamenti. «Tuttavia, la partita vera» hanno avvertito i rappresentanti dei lavoratori «si giocherà nelle fasi successive, quando i dossier approderanno inevitabilmente sui tavoli della Regione Piemonte e del Ministero».

L’incubo degli “esodati” e la mappa delle ricollocazioni

A preoccupare profondamente il fronte sindacale è la composizione anagrafica degli esuberi. I dati parlano chiaro: il 50 per cento dei lavoratori coinvolti ha più di cinquant’anni, e un ulteriore 30 per cento ha già superato la soglia dei sessanta. Per Maurizio Nieli «se il fondo pensa di chiudere l’operazione senza incentivare adeguatamente le uscite e senza ricollocare il personale, ha sbagliato tavolo». Il rischio concreto è quello di creare una platea di “esodati”: persone troppo giovani per la pensione ma troppo anziane per il mercato del lavoro. «Serve una garanzia ferrea che permetta di mettere insieme il pranzo con la cena e che garantisca la continuità del versamento dei contributi, miscelando sapientemente la cassa integrazione straordinaria e la Naspi» ha aggiunto Olivini.

Su questo fronte, Christian Bertuletti CGIL e Caterina Viscuso della UIL hanno calcato la mano sulla tenuta occupazionale interna. Viscuso ha stigmatizzato «la mancanza di comunicazione corretta con i lavoratori riguardo alle procedure di esubero, chiedendo un confronto continuo con le RSU per mappare le professionalità». «L’obiettivo è favorire i ricollocamenti interni, specialmente considerando che ci sono altri reparti dello stabilimento che attualmente denunciano difficoltà operative e carenze» ha aggiunto Bertuletti. Restano invece forti perplessità sindacali sull’ipotesi, ventilata dall’azienda, di internalizzare i servizi attualmente gestiti in appalto.

Il nodo sicurezza: 470 tonnellate di ammoniaca da svuotare

Oltre al dramma occupazionale, il tavolo ha scoperchiato una criticità enorme sul fronte della sicurezza industriale legata allo spegnimento degli impianti di acido nitrico e adipico. All’interno della grande sfera di stoccaggio dello stabilimento sono tuttora presenti 470 tonnellate di ammoniaca.

Come spiegato dai rappresentanti sindacali «si è in attesa degli ultimi permessi da parte dei Vigili del Fuoco per poter ripartire con le procedure di svuotamento in sicurezza». Il paradosso, sollevato con forza dai sindacati, è che al momento lo stabilimento non disporrebbe del personale adeguato e formato in numero sufficiente per poter eseguire questa operazione estremamente delicata. L’azienda ha ribadito che la sfera andrà svuotata, ma il “come” e con quali risorse umane resta un interrogativo aperto.

Un vertice carico di tensioni, dunque, che si è concluso senza alcuna parola da parte dell’amministratore delegato Angelo Rodolfi, trinceratosi dietro un fermo «no comment». La palla passa ora alle assemblee dei lavoratori e al prossimo, decisivo round di inizio settembre.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.