«Licenziati, siamo bloccati in Florida. Non sappiamo come tornare»

«Doveva essere l’esperienza più bella della mia vita, è diventata un incubo che al momento sembra essere senza fine». E’ la voce di Federico Arca, di Pisogne in provincia di Brescia, che però vale per altre 199 italiani, fra cui anche alcuni piemontesi, che stanno vivendo una situazione tanto surreale quanto appunto, da incubo, a Orlando. Il giovane si è trasferito in America dallo scorso 12 settembre, quando ha iniziato un’esperienza di “rappresentanza culturale” in un ristorante di Disney Springs, con un visto Q1 di 15 mesi valido solo per il contratto con Patina Restaurant Group. Un lavoro per il colosso Walt Disney World.

 

 

«Insieme agli altri ragazzi italiani, – scrive il giovane – lavoravano per il colosso “Walt Disney World” a Orlando in Florida: 140 di noi nel parco Epcot e i rimanenti 60 circa in Disney Springs, marketplace Disney.Dopo lo scoppio del Covid-19 e le preoccupazioni legate alle situazioni dei nostri familiari in Italia siamo stati contattati dal nostro management aziendale, il quale gestisce anche i nostri rapporti con il residence dove viviamo “Venetian Isle”, e ci è stato comunicato che Disney aveva preso la decisione di chiudere i battenti ma di non allarmarsi: il nostro contratto sarebbe stato rispettato e saremmo stati comunque pagati 8,40 dollari all’ora per 36 ore settimanali (ovviamente ci bastano a malapena per affitto e assicurazione, ci avanzano giusto 76 dollari a testa a settimana per fare parte della spesa ma va bene così, ringrazio per questo e non è di certo questo il punto) e ci sarebbe stata garantita massima sicurezza nella nostra casa attendendo una futura riapertura. La settimana successiva a quella dello scoppio del virus anche negli Stati Uniti (a livelli alti) siamo stati nuovamente convocati dalla nostra gm la quale si è informata sulle nostre individuali situazioni e ci ha ribadito la nostra massima sicurezza negli appartamenti qui e di rispettare ogni misura di sicurezza preventiva fornendoci mirate indicazioni. Ha rincuorato pure chi nel frattempo si era allarmato e aveva cercato voli per tornare a casa dicendo loro “ho bisogno di voi quando riapriremo”».

Poi la doccia fredda e l’inizio dell’incubo, esattamente pochi giorni fa, sabato 11 aprile. «Siamo stati convocati un’altra volta di fronte alla nostra reception. Questa volta il messaggio era ben diverso: “Disney World ha deciso di terminare ogni programma, dovete lasciare i vostri appartamenti entro il 18 aprile ed entro un mese gli Stati Uniti”. Disney ci ha lasciato a piedi ed ora anche Patina Restaurant Group. La Farnesina sta lavorando per organizzare un volo per noi per tornare a casa, in via straordinaria, senza esporci al rischio di passare per New York: lasciate i vostri nominativi se siete interessati ecc. Gli unici voli programmati a oggi per l’Italia partono da New York (principale focolaio americano del virus) e i prezzi sono dai 1800$ a salire NON-confermati per quanto riguarda la tratta Orlando-New York, garantiti per New York-Roma Fiumicino».

Aggiornamenti sempre più negativi: «Ci è arrivata una mail dalla nostra referente del management Patina che dice che la Farnesina non organizzerà nessun volo “speciale” per Fiumicino, un volo privato per 200 persone costerebbe circa 400.000 dollari da dividere per 200 persone solo l’organizzazione di una tratta straordinaria dunque non voglio pensare agli altri costi. Ci verrà inviato un sussidio economico dall’azienda che probabilmente non coprirà nemmeno il costo di questo viaggio della speranza e in più “siamo invitati a cominciare a guardare siti e prenotare”.

Il sito di “Delta” (unica compagnia per la tratta Orlando-New York) segnala che ogni volo è in overbooking o non confermato fino almeno al 19 aprile, noi dobbiamo lasciare casa il 18 mattina: siamo lasciati allo sbaraglio in una terra non-nostra in cui ci è stata pure tolta la casa che stiamo pagando fino all’ultimo centesimo».

 

Impossibile al momento trovare una soluzione, nemmeno l’ambasciata ha saputo fornire una soluzione: «“Pronto ambasciata! E’ successo questo, questo e questo, come potete aiutarci?”; “Noleggiate un’auto fino a New York, i voli da là partono”. Avrei voluto rispondere male: a New Yprk c’è il lock down, avremmo bisogno di un numero di auto incredibile per rispettare le misure di sicurezza, da Orlando a New York ci vogliono 18 ore, se tutto va bene e soprattutto idea senza criterio. Ho provato con Alitalia: “Sto per prenotare questo volo, sul sito ha il codice XXXXXY mi confermate che è garantito?”; “Salve, lei è sicuro che esista questo volo? Io dal sistema non vedo nulla”. Mi verrebbe da rispondere “Signor Alitalia, se non è sicuro lei pensi a come mi sento io!”».

Oggi è il 15 aprile e questi giovani non hanno ancora trovato una soluzione. «Chiediamo alla nostra nazione di non lasciarci in mezzo alla strada».

 

 

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