Due novaresi che, pur operando da anni ai massimi livelli del mondo accademico e della Chiesa, mantengono un forte legame con la loro città. Davide Maggi, economista, commercialista e docente di Economia alla luce della Dottrina sociale della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, e il gesuita padre Francesco Occhetta, già redattore de La Civiltà Cattolica e oggi docente nello stesso ateneo, hanno presentato sabato pomeriggio al castello di Novara il loro ultimo libro, Il filo nascosto. Cinque principi per un mondo più umano, pubblicato da BUR Rizzoli.
Ad accompagnarli in un confronto ricco di spunti sono stati Mariella Enoc, già presidente dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, e il giornalista Ferruccio De Bortoli, già direttore del Corriere della Sera e de Il Sole 24 Ore, davanti a un pubblico numeroso e particolarmente qualificato.
Dopo i saluti istituzionali di Paola Turchelli, presidente del Circolo dei Lettori di Novara, e del sindaco Alessandro Canelli, il dibattito, moderato dal giornalista Rai Matteo Spicuglia, è entrato nel cuore dei temi affrontati dal volume: il valore sempre attuale della Dottrina sociale della Chiesa, riletta attraverso diciotto encicliche, dalla Rerum Novarum di Leone XIII del 1891 fino alla recente Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, dedicata al rapporto tra intelligenza artificiale e persona umana.
Padre Occhetta ha evidenziato come ogni enciclica nasca in un preciso contesto storico, ma custodisca principi destinati a rimanere validi nel tempo. Il filo conduttore individuato dagli autori è rappresentato da cinque valori fondamentali: la dignità della persona, la solidarietà, la sussidiarietà, il bene comune e la destinazione universale dei beni.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema della redistribuzione della ricchezza. Occhetta ha richiamato l’attualità di questo principio di fronte alle profonde disuguaglianze economiche contemporanee, con patrimoni individuali che superano le risorse di interi Stati e una povertà che continua a crescere in molte aree del mondo.
Davide Maggi, che è anche presidente della Fondazione Comunità Novarese, ha invece riflettuto sul rapporto tra uomo e tecnologia. «La dignità della persona – ha sottolineato – non è assimilabile a quella di una macchina. Il problema dell’uomo non è semplicemente funzionare, ma esistere: avere una sensibilità, una direzione e un senso da dare alla propria vita».
Anche Ferruccio De Bortoli ha richiamato il messaggio dell’enciclica di Papa Leone XIV, evidenziando come la Chiesa non rifiuti l’innovazione tecnologica, ma inviti a partecipare attivamente al cambiamento per governarlo e orientarlo secondo valori autenticamente umani.
Mariella Enoc ha infine ricordato il celebre motto episcopale di monsignor Renato Corti Del Monte, vescovo di Novara, «La gloria di Dio è l’uomo vivente», tratto da Sant’Ireneo, del quale proprio nella giornata di sabato ricorreva la memoria liturgica. Un richiamo che, ha spiegato, ben sintetizza il rapporto della Chiesa con la ricerca scientifica: non un timore nei confronti del progresso, ma la convinzione che la scienza debba essere sempre al servizio della cura della persona, del sollievo dalla sofferenza e della tutela della dignità umana, anche nella malattia.








